Il primo effetto provocato dalle notizie che arrivano dall’Honduras è stato quello di un improvviso ritorno al passato. I militari circondano la casa del presidente, lo catturano e in pigiama lo costringono ad imbarcarsi sul primo aereo e lasciare il paese. Sembra una storia tirata fuori dal cassetto della memoria, fortunatamente finora senza troppo sangue ma violenta lo stesso, una di quelle che negli anni settanta avevano accompagnato la vita e la politica del continente centro e sud americano. Salvador, Guatemala, Nicaragua, solo per restare ai paesi confinanti in quegli anni vivevano schiacciati da dittature per non parlare di Cile e Argentina, i golpe più tragicamente famosi. In quegli anni alle dittature spesso si contrapponevano movimenti di guerriglia ma una cosa era abbastanza evidente. Gli Stati Uniti, più o meno apertamente, sostenevano i regimi militari, garanzia armata contro la minaccia di possibili sbocchi rivoluzionari. Ora vorremmo dire che una cosa non da poco è cambiata se il presidente esiliato dai militari prima riceve la solidarietà da tutti gli altri suoi colleghi sudamericani eletti democraticamente, poi va a Washington, e da lì annuncia che intende rientrare al più presto nel suo paese, forse già domani. Non sappiamo come finirà la storia dell’Honduras. Sappiamo però che nelle due Americhe, dal nord al sud, il passato sembra passato davvero. (pubblicato su DNews)mercoledì 1 luglio 2009
Vecchio copione nuovo finale (si spera)
Il primo effetto provocato dalle notizie che arrivano dall’Honduras è stato quello di un improvviso ritorno al passato. I militari circondano la casa del presidente, lo catturano e in pigiama lo costringono ad imbarcarsi sul primo aereo e lasciare il paese. Sembra una storia tirata fuori dal cassetto della memoria, fortunatamente finora senza troppo sangue ma violenta lo stesso, una di quelle che negli anni settanta avevano accompagnato la vita e la politica del continente centro e sud americano. Salvador, Guatemala, Nicaragua, solo per restare ai paesi confinanti in quegli anni vivevano schiacciati da dittature per non parlare di Cile e Argentina, i golpe più tragicamente famosi. In quegli anni alle dittature spesso si contrapponevano movimenti di guerriglia ma una cosa era abbastanza evidente. Gli Stati Uniti, più o meno apertamente, sostenevano i regimi militari, garanzia armata contro la minaccia di possibili sbocchi rivoluzionari. Ora vorremmo dire che una cosa non da poco è cambiata se il presidente esiliato dai militari prima riceve la solidarietà da tutti gli altri suoi colleghi sudamericani eletti democraticamente, poi va a Washington, e da lì annuncia che intende rientrare al più presto nel suo paese, forse già domani. Non sappiamo come finirà la storia dell’Honduras. Sappiamo però che nelle due Americhe, dal nord al sud, il passato sembra passato davvero. (pubblicato su DNews)martedì 30 giugno 2009
sabato 27 giugno 2009
Dopo Trieste, prima dell'Aquila.
Prima o poi verrà in mente a qualcuno di mettere in fila i costi di tutti i G8 del mondo e quelli di tutti i risultati che per il mondo hanno ottenuto. E di fare la somma.
mercoledì 24 giugno 2009
Cattivi pensieri

mercoledì 17 giugno 2009
C'è solo la strada

domenica 14 giugno 2009
Il cuore e la testa
mercoledì 10 giugno 2009
Pirati e letterine

martedì 9 giugno 2009
Le domande e i nemici
Un bell'articolo di Rachel Donadio corrispondente a Roma del NYT. Un suo amico giornalista italiano le riferisce del ragionamento di un magistrato (magistrato!) a proposito di un suo pezzo critico su Berlusconi. "Si chiedeva il magistrato, in tutta serietà, se l'articolo poteva essere la prova che il sindaco di NY Bloomberg, invidioso dell'impero mediatico di Berlusconi, stesse usando lei (e il il NYT ndr) per attaccare il primo ministro italiano". Potete immaginare le risate che si è fatta la giornalista.
domenica 7 giugno 2009
giovedì 4 giugno 2009
Le parole di Obama
mercoledì 3 giugno 2009
Miracolo a Palermo

lunedì 1 giugno 2009
A proposito del fondo toccato
Sarà banale e scontato ma è inutile nasconderselo. Il problema non è lui, siamo noi (italiani). Prima o poi sarà evidente anche ai più testardi.
mercoledì 27 maggio 2009
Quella scritta nella polvere

Quanto abbiamo scritto del terremoto? Mai abbastanza per tenere il filo del quotidiano slittare delle cose e ricordare che noi potevamo essere lì adesso, in quelle tende. Un mio amico aquilano scrive quello che gli è accaduto qualche sera fa andando a Pescara, la città dove oramai da più di un mese e mezzo migliaia di abruzzesi senza casa alloggiano in alberghi e campeggi sulla costa. Parcheggia la sua automobile nel centro della città, fa le sue cose e poi di sera quando torna a prenderla trova, sul lunotto sporco di polvere, la parola “SFOLLATO” scritta con le dita. Lui racconta questo dettaglio ai suoi amici di internet e si scatenano i commenti, quasi tutti lo rincuorano dicendo ovviamente che i miseri d’animo si trovano a tutte le latitudini, qualcuno però accenna altri dettagli di un clima che lentamente può mutare “eravamo in una pizzeria del centro della città, dice un commento, parlavamo del terremoto e ci guardavano con disprezzo”. Ecco quello che può succedere. Per questo è ora, quando la commozione si è consumata, che bisogna aprire gli occhi e non smettere di raccontare, fare in modo che la dignità composta di chi ha subito un torto dal destino e soprattutto da quelli che, per incuria o peggio, li hanno fatti abitare in case mal costruite, non si trasformi lentamente, come una dose di veleno quotidiana, in umiliazione beffarda. È ora che noi dobbiamo essere lì, come possiamo, in quelle tende. (pubblicato su DNews)
venerdì 22 maggio 2009
Universale si, ma un po' meno

mercoledì 20 maggio 2009
Migranti e migratori

martedì 19 maggio 2009
Il toro e il brandy
Avete presente quei gigantesti tori neri di cartone che si stagliano lungo le strade di Spagna? Erano i cartelloni pubblicitari di un famoso brandy iberico, l'Osborne. Venti anni fa una legge vietò ogni reclame sulle strade del paese, ma i tori vennero salvati perchè ormai simbolo più che di un prodotto della Spagna stessa. Sparirono le scritte però, e le gigantesche sagome, ridipinte di solo nero, divennero ancora più evocative. Ora succede che qualche giorno fa un giornale annuncia, la Osborne vuole rinunciare al toro come marchio "è un immagine che non rappresenta più la nostra azienda, non facciamo solo liquore ma anche succhi e acque minerali, dunque meglio cambiare". Sconcerto, sorpresa poi arriva la smentita ufficiale dell'azienda "nessuna rinuncia al toro, anzi tutto il contrario" lo vedrete presto presenteremo il nuovo marchio e capirete. Insomma forse è stata solo una trovata pubblicitaria al contrario, il tentativo di legare di nuovo il nome della ditta a quelle sagome fortunate che non hanno piu logo, oppure uno sbandamento modernista repentinamente rientrato. In Spagna una cosa è sicura, il toro non si tocca, almeno quello di cartone.
mercoledì 13 maggio 2009
La linea d'acqua
Prendete un righello e fatela voi una linea sull’azzurro del Mediterraneo, un poco sotto Lampedusa. Se avete la mano ferma sarà facile, avrete realizzato, almeno sull’atlante, l’ultimo modello in tema di frontiere. Ora provate a immaginare la stessa cosa in mare aperto, fatela voi una linea sull’acqua, perchè è importante, sei hai passato quella linea ti posso caricare su, dare da bere e da mangiare, se invece sei ancora al di là della linea d’acqua allora niente, ti riporto indietro, anche se vieni dall’inferno.Così oggi siamo a discutere dell’ultima variante dell’idea di confine, nel cieco tentativo di fermare un viaggio inarrestabile, quello degli uomini verso domani che sia anche solo un poco meglio di ieri. Abbiamo alzato muri, fili spinati, di più, abbiamo costruito barriere invisibili, di carta, come racconta bene Daniela De Robert nel suo ultimo libro “Frontiere nascoste”. Storie che impressionano messe una dopo l’altra, di fossati che respingono anche solo con le parole, quelle sul permesso di soggiorno che aspetti e non sai se arriverà, che magari è già scaduto “come le mozzarelle” quando dopo mesi di attesa te lo consegnano, ormai inutile. Storie che stanno dietro quella paura dell’altro sulla quale ormai combattiamo perenni campagne elettorali e dolorose guerre invincibili. Guerre che si fermano tutti insieme o si perdono da soli, disegnando confini sull’acqua. (pubblicato su DNews)
martedì 12 maggio 2009
Differenze
Ora, francamente, è troppo facile, però, vedere i due clandestini nigeriani che bloccano il pazzo che stava martellando i due pensionati alla stazione di Palermo mentre nessun italiano muoveva un dito; e poi vedere altri italiani che si gettavano urlando contro il medesimo martellatore ma solo quando era al sicuro dentro l'automobile della polizia; beh, è troppo facile parlare di differenze...
domenica 10 maggio 2009
giovedì 7 maggio 2009
La scuola di religione
Tra le storie ascoltate a Farah (si, proprio il posto in Afghanistan dove gli americani hanno fatto strage di civili qualche giorno fa) c'è quella raccontata dal colonnello Gabriele Toscani De Col della Folgore (si, a Farah ci sono i paracadustisti italiani) a proposito della scuola per falegnami, eletricisti e carpentieri realizzata dagli americani in quella zona. Appena costruita per un po' è rimasta vuota (non c'erano tecnici insegnanti nè macchinari) poi i locali hanno pensato bene di trasformarla in una madrassa, una scuola di religione, islamica.
mercoledì 6 maggio 2009
'fanculo a Gordon Lish
Ho avuto tempo di leggere i racconti di Carver nella versione originale, prima che Lish li tagliasse. Uno a uno ho confrontato le due versioni. Nel titolo il mio giudizio. Minimalista.
Italiani ad Herat

mercoledì 29 aprile 2009
Quell'abbraccio al Papa

martedì 28 aprile 2009
Copioni

Ripensandoci non è tanto il fatto che non sapesse chi è Brodolini (ci son cose molto piu' importanti nella vita) quanto la fantasia di chi le ha scritto Brandolini sul copione. Un vero autore.
venerdì 24 aprile 2009
L'aquila, da ny

Adriana, post n 267 alle foto del Boston globe
Sembra Carver
I due giovani genitori disperati che abbandonano i figli in pizzeria perchè non sanno come sfamarli, fuggono nei boschi, si cibano agli scarti dei supermercati, li ritrovano a bordo di un' Ape, sbandati e rassegnati. Sembra l'america di Carver, invece era Aosta.
giovedì 23 aprile 2009
mercoledì 22 aprile 2009
La grande fuga
Per prima cosa prendete una cartina geografica. Cercate l’India e poi in basso a destra quell’isola grande che la fronteggia. Quella è l’isola di Sri Lanka. Lì sta succedendo in queste ore una cosa terribile che non riusciamo a raccontare. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini scappano da una battaglia finale annunciata. Altre migliaia sono già morte prima di questa fuga. La guerra dura da decenni ed è quella che contrappone il governo aisecessionisti guerriglieri Tamil. Ma queste sono le ore più difficili. L’esercito ha dato l’ultimatum ai ribelli, le tigri tamil, che ormai sono intrappolate in una piccola fascia costiera dell’’isola, meno di 24 ore quando leggerete questa colonnina. E in quella stessa zona sono intrappolati anche migliaia di civili. L’Onu teme un bagno di sangue per loro, colpiti dal fuoco incrociato di esercito regolare e guerriglia. Ora il fatto è che di Sri lanka, l’isola splendente, noi riusciamo qualche volta a scrivere per dire che trattasi di paradiso turistico, semmai violato dalla natura cattiva come quella volta dello tsunami. Invece quando sono gli uomini che si combattono si fa più fatica, se non ci sono i nostri in missioni di pace. Per questo riprendete la carta geografica in mano, cercate col dito l’isola splendente e fermatevi anche solo un minuto a pensare, lì gente come noi sta scappando da una guerra, solo che non la vediamo, non la sentiamo. Almeno immaginiamola. (pubblicato su DNews)
lunedì 20 aprile 2009
Mi si nota di più se
giovedì 16 aprile 2009
Quando riaprono le scuole?
Oggi grandi titoli sulle scuole che riaprono all'Aquila. Scuole nelle tende con tanto di foto di banchi e orsacchiotti e Berlusconi che arriva e la Gelmini. Ma posso dirvi che già martedi scorso maestre di buona volontà in una della tendopoli della città avevano iniziato a fare lezione con bambini di scuole diverse, nella tenda mensa di Collemaggio (a onore di cronaca ne ho fatto un pezzo anche per il mio tg ma i titoli saranno quelli di oggi). Possibile che l'agenda la debbano dettare solo gli uffici stampa, i portavoce, i ministri in visita, per non parlare di lui? Si, è possibile, anzi è la norma.
mercoledì 15 aprile 2009
La scelta

domenica 12 aprile 2009
Ma L'Aquila c'è ancora?







