mercoledì 1 luglio 2009

Vecchio copione nuovo finale (si spera)

Il primo effetto provocato dalle notizie che arrivano dall’Honduras è stato quello di un improvviso ritorno al passato. I militari circondano la casa del presidente, lo catturano e in pigiama lo costringono ad imbarcarsi sul primo aereo e lasciare il paese. Sembra una storia tirata fuori dal cassetto della memoria, fortunatamente finora senza troppo sangue ma violenta lo stesso, una di quelle che negli anni settanta avevano accompagnato la vita e la politica del continente centro e sud americano. Salvador, Guatemala, Nicaragua, solo per restare ai paesi confinanti in quegli anni vivevano schiacciati da dittature per non parlare di Cile e Argentina, i golpe più tragicamente famosi. In quegli anni alle dittature spesso si contrapponevano movimenti di guerriglia ma una cosa era abbastanza evidente. Gli Stati Uniti, più o meno apertamente, sostenevano i regimi militari, garanzia armata contro la minaccia di possibili sbocchi rivoluzionari. Ora vorremmo dire che una cosa non da poco è cambiata se il presidente esiliato dai militari prima riceve la solidarietà da tutti gli altri suoi colleghi sudamericani eletti democraticamente, poi va a Washington, e da lì annuncia che intende rientrare al più presto nel suo paese, forse già domani. Non sappiamo come finirà la storia dell’Honduras. Sappiamo però che nelle due Americhe, dal nord al sud, il passato sembra passato davvero. (pubblicato su DNews)

martedì 30 giugno 2009

Tregue

La tragedia di Viareggio.

sabato 27 giugno 2009

Dopo Trieste, prima dell'Aquila.

Prima o poi verrà in mente a qualcuno di mettere in fila i costi di tutti i G8 del mondo e quelli di tutti i risultati che per il mondo hanno ottenuto. E di fare la somma.

mercoledì 24 giugno 2009

Cattivi pensieri


Ho pensato delle cose brutte quando ho visto e rivisto il video del musicista Petru che vacilla davanti ai tornelli della metro di Napoli, poi si accascia a terra e muore lì, davanti alla giovane moglie che si dispera mentre altri, molti altri cercano solo di allontanarsi il più in fretta possibile. Mi hanno risposto in tanti che sbagliavo, devi tenere conto della paura, del fatto che la camorra aveva sparato all’impazzata. Qualche giorno dopo è arrivato un altro video con una scena simile, l’abbiamo visto tutti, il volto di Neda, la ragazza iraniana colpita al cuore e che muore guardando il cielo. Attorno a lei il padre, un dottore che cerca disperatamente di salvarla, e tanti altri. Anche in quel caso c’era qualcuno che sparava tra la folla ma nessuno ha lasciato sola Neda. Lo so, è un paragone che non regge, in Iran questi sono i giorni delle scelte senza ritorno, cortei che paghi con anni di prigione se ti va bene, Napoli invece è una splendida città italiana che convive come può con i giorni normali di questo paese, e non so se questo valga come attenuante. Fatto sta che l’altra notte sempre a Napoli, ma poteva essere dovunque in Italia, solo una ragazza ha tenuto testa ad un gruppo di balordi che insultavano dei ragazzi davanti ad un circolo gay e per questo è stata picchiata selvaggiamente dai bulli nostrani. Gli altri, tutti gli altri, hanno fatto finta di niente. E i brutti pensieri sono tornati. (pubblicato su DNews)

mercoledì 17 giugno 2009

C'è solo la strada


Non sappiamo se tutto finirà in una gigantesca repressione con bagno di sangue o se ci sarà una nuova conta dei voti più o meno formale per dare una parvenza di legittimità al potere di Ahmadinejad, quello che sappiamo ora con certezza è che l'Iran, o meglio quella parte del paese che speravamo con forza esistesse, non solo c'è ma ci sta dando una grande prova di coraggio. Avevamo tutti visto con stupore e simpatia i ragazzi e le ragazze sorridenti sventolare i fazzoletti verdi a sostegno del candidato riformista Moussavi, quelle ultime notti di campana elettorale dove improvvisa e magica la speranza di una svolta possibile sembrava a un passo. Poi il gelo dei risultati ufficiali e l’esplosione della rabbia per le strade. Per primi loro quei ragazzi, studenti soprattutto, che sapendo quanto rischiavano hanno deciso che la protesta non doveva fermarsi. Poi dietro di loro quel fiume umano che si ingrossava minuto dopo minuto, strada dopo strada, da piazza della rivoluzione a piazza libertà, quei cartelli cosi chiari a tutto il mondo “where is my vote” dove è finito il mio voto che hanno aperto un crepa nelle certezze del regime. Ieri tra le tante notizie confuse e contraddittorie quella di professori delle università di Teheran che si dimettono in massa per solidarietà con quegli studenti coraggiosi. Comunque vada a finire, la storia, quella vera, sta passando da quelle parti. (pubbicato su DNews)

domenica 14 giugno 2009

Il cuore e la testa

Abbiamo tutti tifato per i ragazzi e le ragazze scesi in strada a Teheran ma adesso qualcuno provi a ragionare. Per evitare che lo facciano solo falchi e cornacchie.

mercoledì 10 giugno 2009

Pirati e letterine


Che l’Europa fosse lontana come chilometri e come idea lo sapevamo, che la Svezia fosse uno dei posti più lontani dell’Europa anche questo era piuttosto assodato, che infine gli svedesi abbiano spedito al parlamento europeo il partito dei pirati non fa che certificare ulteriormente la distanza siderale tra noi e loro. Brevi cenni di cronaca. Il partito dei pirati, esplicito e provocatorio, è una giovane formazione politica che vuole riformare radicalmente le leggi sulla trasparenza di internet, liberalizzare lo scambio di video, musica e informazione, modificare il diritto d’autore troppo sbilanciato –dicono- in favore dello sfruttamento economico a scapito dello sviluppo culturale della società. Ora il fatto è che i pirati, partito più popolare a Stoccolma tra gli under 30, hanno raccolto voti a sufficienza per mandare uno di loro a sedere a Strasburgo. In altre parole nella lontana Svezia non solo internet è strumento decisivo di comunicazione ma produce anche riflessi concreti sulla politica. Adesso non fate paragoni, mettiamola cosi, diciamo che da noi lo strumento decisivo di comunicazione è ancora un altro, antico ma dal fascino tuttora intatto. E anche i riflessi concreti sulla politica ci sono pure quelli. Quindi non resta che aspettare. Chissà che si diranno quando si incontreranno nella Babele di Strasburgo i pirati svedesi con le letterine nostrane. (pubblicato su DNews)

martedì 9 giugno 2009

Le domande e i nemici

Un bell'articolo di Rachel Donadio corrispondente a Roma del NYT. Un suo amico giornalista italiano le riferisce del ragionamento di un magistrato (magistrato!) a proposito di un suo pezzo critico su Berlusconi. "Si chiedeva il magistrato, in tutta serietà, se l'articolo poteva essere la prova che il sindaco di NY Bloomberg, invidioso dell'impero mediatico di Berlusconi, stesse usando lei (e il il NYT ndr) per attaccare il primo ministro italiano". Potete immaginare le risate che si è fatta la giornalista.

domenica 7 giugno 2009

Tre date



Ho guardato la lista. Ho scelto tre date, le più recenti. Ho scritto i tre nomi. Buona fortuna.

giovedì 4 giugno 2009

Le parole di Obama


Una preghiera più che un consiglio. Trovate il tempo di ascoltarlo per intero il discorso di Obama o di leggerlo. E magari poi guardatevi lui che cammina tra le Piramidi. Per una volta non perdete tempo con i commentatori.

mercoledì 3 giugno 2009

Miracolo a Palermo


Le avvisaglie ci sono già. Il miracolo dei rifiuti di Palermo che spariscono in una settimana è in corso d’opera. Vola in Sicilia Bertolaso, appare l’esercito ma soprattutto arrivano garanzie per gli addetti alle pulizie, autocompattatori da tutta la Sicilia e ai tg le dichiarazioni più che concilianti, patriottiche dei netturbini ribelli. “Torniamo in strada a lavorare” dicono gli stessi che giusto due giorni fa lanciavano ai medesimi tg parole di fuoco “non possiamo uscire in queste condizioni” urlavano “guardate le ruote lisce e che puzza c’è li dentro” indicando i loro camioncini. Intanto in strada si accumulavano i sacchetti maleodoranti, di notte telegenici falò a drammatizzare, insomma l’emergenza era bella che servita, confezionata al punto tale che anche l’itinerante segretario dei Democratici Franceschini non ha saputo resistere e ha segnalato lo scandalo durante la tappa elettorale di Palermo. Perfetto, avranno pensato a palazzo Chigi. Ed ecco che scatta l’intervento miracoloso, due parole del capo sul “problemuccio” siciliano, parte il sottosegretario tuttofare e, tempo una settimana, la spazzatura sparisce dalle strade. Che settimana direte voi, proprio quella che ci separa dalle urne. Ora inutile fare previsioni sul voto, la storia di Palermo era solo per ricordare a tutti che la partita difficilmente la vince chi diventa parte del gioco senza nemmeno averlo capito. (pubblicato su DNews)

lunedì 1 giugno 2009

A proposito del fondo toccato

Sarà banale e scontato ma è inutile nasconderselo. Il problema non è lui,  siamo noi (italiani). Prima o poi sarà evidente anche ai più testardi.  

mercoledì 27 maggio 2009

Quella scritta nella polvere


Quanto abbiamo scritto del terremoto? Mai abbastanza per tenere il filo del quotidiano slittare delle cose e ricordare che noi potevamo essere lì adesso, in quelle tende. Un mio amico aquilano scrive quello che gli è accaduto qualche sera fa andando a Pescara, la città dove oramai da più di un mese e mezzo migliaia di abruzzesi senza casa alloggiano in alberghi e campeggi sulla costa. Parcheggia la sua automobile nel centro della città, fa le sue cose e poi di sera quando torna a prenderla trova, sul lunotto sporco di polvere, la parola “SFOLLATO” scritta con le dita. Lui racconta questo dettaglio ai suoi amici di internet e si scatenano i commenti, quasi tutti lo rincuorano dicendo ovviamente che i miseri d’animo si trovano a tutte le latitudini, qualcuno però accenna altri dettagli di un clima che lentamente può mutare “eravamo in una pizzeria del centro della città, dice un commento, parlavamo del terremoto e ci guardavano con disprezzo”. Ecco quello che può succedere. Per questo è ora, quando la commozione si è consumata, che bisogna aprire gli occhi e non smettere di raccontare, fare in modo che la dignità composta di chi ha subito un torto dal destino e soprattutto da quelli che, per incuria o peggio, li hanno fatti abitare in case mal costruite, non si trasformi lentamente, come una dose di veleno quotidiana, in umiliazione beffarda. È ora che noi dobbiamo essere lì, come possiamo, in quelle tende. (pubblicato su DNews)

venerdì 22 maggio 2009

Universale si, ma un po' meno


I bombardamenti a Gaza, la repressione in Tibet, i prigionieri di Guantanamo. Forse davano un po' fastidio i giudici che in nome del principio della giurisdizione universale, introdotto in Spagna nel 1985, potevano avviare indagini su qualunque crimine contro l'umanità compiuto in qualunque parte del mondo. Così il parlamento di Madrid ha pensato bene di votare un documento bipartizan che chiede al governo di limitarne l'iniziativa solo ai casi in cui ci siano vittime spagnole o i presunti autori dei crimini si trovino in Spagna.

mercoledì 20 maggio 2009

Migranti e migratori


Chiedo aiuto ai lettori del nord, perché qualcosa mi sfugge. Ora io capisco le elezioni, intuisco la necessità di infiammare gli animi e puntare alla pancia dei votanti, alzare bandiere e urlare nei megafoni. Così mi sono rassegnato a sentirne di tutti i colori, per esempio, su una cosa così complicata come l’immigrazione. Si va dal moderato “padroni a casa nostra” alla fantasiosa guerra dichiarata all’Onu, dallo spiccio “buttiamoli a mare prima che arrivino” fino all’elegante “c’è un’apposita agenzia Onu a Tripoli per chiedere asilo”. Immaginateli quelli che arrivano di nascosto dal Sahara che vanno nell’apposita agenzia magari con lettera di presentazione di quell’affidabile democratico di Gheddafi ormai compagno di tenda praticamente di tutti i nostri ministri. Insomma la triste verità è che i migranti sono diventati preziosi spot elettorali per le europee e fin qui ci siamo. Quello che mi sfugge è la recidiva testarda volontà della Lega di insistere sulla legge per la caccia, quella che dà un fucile in mano ai sedicenni. Perché tutta questa foga, ho pensato, tanto per ora non votano. Poi ho guardato meglio il testo degli emendamenti e ho capito. Autorizzano a sparare su tutto quello che si muove nella boscaglia e in cielo, compresi gli uccelli migratori. Migratori? Ecco quello che mi sfuggiva, meglio preparare l’esercito da subito, la guerra sarà lunga e avremo bisogno di tutti, sedicenni compresi. (pubblicato su DNews)

martedì 19 maggio 2009

Il toro e il brandy

Avete presente quei gigantesti tori neri di cartone che si stagliano lungo le strade di Spagna? Erano i cartelloni pubblicitari di un famoso brandy iberico, l'Osborne. Venti anni fa una legge vietò ogni reclame sulle strade del paese, ma i tori vennero salvati perchè ormai simbolo più che di un prodotto della Spagna stessa. Sparirono le scritte però, e le gigantesche sagome, ridipinte di solo nero, divennero ancora più evocative. Ora succede che qualche giorno fa un giornale annuncia, la Osborne vuole rinunciare al toro come marchio "è un immagine che non rappresenta più la nostra azienda, non facciamo solo liquore ma anche succhi e acque minerali, dunque meglio cambiare". Sconcerto, sorpresa poi arriva la smentita ufficiale dell'azienda "nessuna rinuncia al toro, anzi tutto il contrario" lo vedrete presto presenteremo il nuovo marchio e capirete. Insomma forse è stata solo una trovata pubblicitaria al contrario, il tentativo di legare di nuovo il nome della ditta a quelle sagome fortunate che non hanno piu logo, oppure uno sbandamento modernista repentinamente rientrato. In Spagna una cosa è sicura, il toro non si tocca, almeno quello di cartone.

mercoledì 13 maggio 2009

La linea d'acqua

Prendete un righello e fatela voi una linea sull’azzurro del Mediterraneo, un poco sotto Lampedusa. Se avete la mano ferma sarà facile, avrete realizzato, almeno sull’atlante, l’ultimo modello in tema di frontiere. Ora provate a immaginare la stessa cosa in mare aperto, fatela voi una linea sull’acqua, perchè è importante, sei hai passato quella linea ti posso caricare su, dare da bere e da mangiare, se invece sei ancora al di là della linea d’acqua allora niente, ti riporto indietro, anche se vieni dall’inferno.Così oggi siamo a discutere dell’ultima variante dell’idea di confine, nel cieco tentativo di fermare un viaggio inarrestabile, quello degli uomini verso domani che sia anche solo un poco meglio di ieri. Abbiamo alzato muri, fili spinati, di più, abbiamo costruito barriere invisibili, di carta, come racconta bene Daniela De Robert nel suo ultimo libro “Frontiere nascoste”. Storie che impressionano messe una dopo l’altra, di fossati che respingono anche solo con le parole, quelle sul permesso di soggiorno che aspetti e non sai se arriverà, che magari è già scaduto “come le mozzarelle” quando dopo mesi di attesa te lo consegnano, ormai inutile. Storie che stanno dietro quella paura dell’altro sulla quale ormai combattiamo perenni campagne elettorali e dolorose guerre invincibili. Guerre che si fermano tutti insieme o si perdono da soli, disegnando confini sull’acqua. (pubblicato su DNews)

martedì 12 maggio 2009

Differenze

Ora, francamente, è troppo facile, però, vedere i due clandestini nigeriani che bloccano il pazzo che stava martellando i due pensionati alla stazione di Palermo mentre nessun italiano muoveva un dito; e poi vedere altri italiani che si gettavano urlando contro il medesimo martellatore ma solo quando era al sicuro dentro l'automobile della polizia; beh, è troppo facile parlare di differenze...

domenica 10 maggio 2009

Il cane e la coda


Protestano giustamente sul Corriere perchè il video di benefcenza per l'Abruzzo viene scaricato illegalmente. E per spiegare di che si tratta il Corriere allega il video.

giovedì 7 maggio 2009

La scuola di religione

Tra le storie ascoltate a Farah (si, proprio il posto in Afghanistan dove gli americani hanno fatto strage di civili qualche giorno fa) c'è quella raccontata dal colonnello Gabriele Toscani De Col della Folgore (si, a Farah ci sono i paracadustisti italiani) a proposito della scuola per falegnami, eletricisti e carpentieri realizzata dagli americani in quella zona. Appena costruita per un po' è rimasta vuota (non c'erano tecnici insegnanti nè macchinari) poi i locali hanno pensato bene di trasformarla in una madrassa, una scuola di religione, islamica.

mercoledì 6 maggio 2009

'fanculo a Gordon Lish

Ho avuto tempo di leggere i racconti di Carver nella versione originale, prima che Lish li tagliasse. Uno a uno ho confrontato le due versioni. Nel titolo il mio giudizio. Minimalista. 

Italiani ad Herat


Un ospedale per bambini costruito dagli italiani e una bambina uccisa con una sventagliata di mitragliatrice dagli italiani. Stesso giorno, stessa città. Herat, Afghanistan. Se uno voleva la prova provata della delicata situazione in cui si trova la nostra missione militare in quel paese l'ha avuta domenica scorsa. Atterra una delegazione dl parlamentari, una visita breve per capire quello che di faticoso e buono fanno i nostri soldati in quella regione. Il programma prevede la visita ad un ospedale pediatrico finanziato dall'Italia, li accoglie il generale che dice, purtroppo devo darvi prima una notizia, c'è stato un incidente, una nostra pattuglia ha intimato l'alt ad un'auto sospetta che non si è fermata, hanno sparato, è morta una bambina di 12 anni. Ferito il padre e altre due donne, la macchina sospetta stava andando a un matrimonio. Un errore, un tragico errore. Così succede che i parlamentari vanno all'ospedale a chiedere scusa, rammaricarsi dell'incidente con il sindaco della città che li stava aspettando per ringraziarli della collaborazione. Tutto sembrava un po' surreale. Invece è solo lo specchio di una storia lunga e complicata che ci troveremo davanti ancora per chissà quanto. L'Afghanistan che vogliamo aiutare corre il rischio di essere scambiato per nemico. Perchè il nemico c'è ben inteso, i talebani che soffiano sul fuoco e fanno attentati diventano ogni giorno più spavaldi e allora bisogna difendersi, proteggersi. Così succede che un'automobile che corre sotto la pioggia per andare a fare festa diventa un pericolo e una minaccia. Il resto lo fa la paura, uguale sotto tutte le latitudini. (pubblicato su DNews)

mercoledì 29 aprile 2009

Quell'abbraccio al Papa


Tremo al solo pensiero di come saranno i prossimi giorni dei telegiornali. Pieni di mascherine, maiali e provette. Perché ci sono casi in cui la televisione è formidabile a raccontare, altri nei quali invece le parole, spesso complicate e contraddittorie, si scontrano con immagini che inevitabilmente si ripetono, si confondono provocando un clima di imprecisione e, peggio, di suggestione collettiva che alla fine ingoia tutto, notizie e immaginazione. Se aggiungete poi il tam tam della rete, specialista quando vuole a moltiplicare paure e retropensieri, otterrete quello che ci aspetta da qui a chissà quando.Per questo cambio di scenario, infiliamoci nell’altro grande evento da raccontare, ma solo per ricordarne una, delle immagini del Papa in Abruzzo. È stata quella del sindaco dell’Aquila chiamato sul palco a ringraziare Benedetto XVI. Non sappiamo se sia stata l’emozione o invece spontaneo tratto caratteriale ma quando l’abbiamo visto avvicinarsi, abbracciare il Pontefice e baciarlo come un vecchio amico abbiamo sorriso. E ci sono tornate alla mente tutte le sfumature di inchini e baciamano che abbiamo visto passare nel corso degli anni. Uomini politici che, credenti o no, al massimo inventavano varianti e subordinate al cerimoniale su cui misurare vicinanze e distanze con la Santa Sede. Quell’abbraccio invece, cui il Papa ha risposto, era finalmente un saluto, da uomo a uomo. (pubblicato su DNews)

martedì 28 aprile 2009

Copioni


Ripensandoci non è tanto il fatto che non sapesse chi è Brodolini (ci son cose molto piu' importanti nella vita) quanto la fantasia di chi le ha scritto Brandolini sul copione. Un vero autore.

venerdì 24 aprile 2009

L'aquila, da ny


L'aquila, Una tragedia veramente pazzesco... cari vittimi le mamme, papa, bambini, studenti... siete nei pensieri sempre e pregherie ogni serata prima di addormentarmi... Si puo andare avanti da questo peccato. Magari speriamo, e possibile se restiamo tutti insieme. Abbracci forti forti forti da ny
Adriana, post n 267 alle foto del Boston globe

Sembra Carver

I due giovani genitori disperati che abbandonano i figli in pizzeria perchè non sanno come sfamarli, fuggono nei boschi, si cibano agli scarti dei supermercati, li ritrovano a bordo di un' Ape, sbandati e rassegnati. Sembra l'america di Carver, invece era Aosta.

giovedì 23 aprile 2009

Tafazzi

Oggi nei tg Franceschini parlava da Parigi, Berlusconi dall'Aquila. 

mercoledì 22 aprile 2009

La grande fuga

Per prima cosa prendete una cartina geografica. Cercate l’India e poi in basso a destra quell’isola grande che la fronteggia. Quella è l’isola di Sri Lanka. Lì sta succedendo in queste ore una cosa terribile che non riusciamo a raccontare. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini scappano da una battaglia finale annunciata. Altre migliaia sono già morte prima di questa fuga. La guerra dura da decenni ed è quella che contrappone il governo aisecessionisti guerriglieri Tamil. Ma queste sono le ore più difficili. L’esercito ha dato l’ultimatum ai ribelli, le tigri tamil, che ormai sono intrappolate in una piccola fascia costiera dell’’isola, meno di 24 ore quando leggerete questa colonnina. E in quella stessa zona sono intrappolati anche migliaia di civili. L’Onu teme un bagno di sangue per loro, colpiti dal fuoco incrociato di esercito regolare e guerriglia. Ora il fatto è che di Sri lanka, l’isola splendente, noi riusciamo qualche volta a scrivere per dire che trattasi di paradiso turistico, semmai violato dalla natura cattiva come quella volta dello tsunami. Invece quando sono gli uomini che si combattono si fa più fatica, se non ci sono i nostri in missioni di pace. Per questo riprendete la carta geografica in mano, cercate col dito l’isola splendente e fermatevi anche solo un minuto a pensare, lì gente come noi sta scappando da una guerra, solo che non la vediamo, non la sentiamo. Almeno immaginiamola. (pubblicato su DNews)

lunedì 20 aprile 2009

Mi si nota di più se

I cartelli sulle sedie vuote e la camminata sicura di Ahmadinejad. Alla conferenza Onu sul razzismo di Ginevra trionfa la comunicazione non verbale. Infatti le parole del Papa e di Ban Ki Moon nessuno le ha ascoltate.  

giovedì 16 aprile 2009

Quando riaprono le scuole?

Oggi grandi titoli sulle scuole che riaprono all'Aquila. Scuole nelle tende con tanto di foto di banchi e orsacchiotti e Berlusconi che arriva e la Gelmini. Ma posso dirvi che già martedi scorso maestre di buona volontà in una della tendopoli della città avevano iniziato a fare lezione con bambini di scuole diverse, nella tenda mensa di Collemaggio (a onore di cronaca ne ho fatto un pezzo anche per il mio tg ma i titoli saranno quelli di oggi). Possibile che l'agenda la debbano dettare solo gli uffici stampa, i portavoce, i ministri in visita, per non parlare di lui? Si, è possibile, anzi è la norma.  

mercoledì 15 aprile 2009

La scelta


“Prendete l’essenziale” ripete ogni volta il vigile del fuoco a quelli che accompagna davanti alla casa devastata o pericolante. E così chi ha praticamente perso tutto in un colpo si ritrova improvvisamente ad avere una possibilità, un brandello della vecchia vita da portare nella nuova. In questi giorni dell’Aquila, tra le mille schegge di storie che ti passano accanto, quelle legate alla scelta dell’essenziale da recuperare spesso svelavano le persone più di ogni racconto. Così ho visto chiedere ai vigili di prendere una chitarra, un violino, una vecchia cartina geografica del nonno, i diplomi di laurea della moglie e del figlio ma anche un coniglio nero, due pappagalli e non so quanti cani e gatti. Ho visto studenti chiedere di recuperare il libretto degli esami e il computer ma anche un sassofono, ho visto entrare di corsa a prendere la foto del matrimonio e fuggire via fuori stringendola al petto. Certo avranno chiesto anche di prendere gioielli e soldi ma a me non è capitato. I vigili capiscono subito se chi viene a recuperare l’essenziale era lì quella notte oppure no. Quelli delle seconde case, quelli che non c’erano puntano diritto alla roba, gli altri hanno il terrore negli occhi e scelgono una cosa che li possa traghettare nella nuova vita che li aspetta. Fate una prova voi adesso: c’è un vigile che vi chiede “vado dentro a prendere l’essenziale”, a voi la scelta. (pubblicato su DNews)

domenica 12 aprile 2009

Ma L'Aquila c'è ancora?


Le domande che mi fanno più spesso gli aquilani che incontro nelle tende, nei giardini, in campagna, la sera attorno al fuoco, all'aperto comunque, sono più o meno tutte così. C'è ancora questo, è ancora in piedi quest'altro, e come sta adesso quel posto, li ci si può ancora andare, e quel baretto è venuto giù? Insomma da quella notte moltissimi non hanno visto più la loro città, non la vogliono vedere o non possono per tante, troppe ragioni. Proprio per questo quelle domande fanno ancora più male.