
I rifiuti -mi raccontano- sanno benissimo come sparire miracolosamente dalle strade del centro e dei quartieri alti mentre invece si sistemano, si aggiustano in via definitiva nell’altra Napoli, quella che sconfina nell’indefinita provincia di sé stessa, azzannata ogni giorno da camorra e telegiornali che ripetono a tutti noi che non c’è niente da fare. E loro zitti. Non tutti per la verità. Il caso di Roberto Saviano e del suo best seller Gomorra sta lì, incastonato nella casella eccezione, che si è quasi trasformato in un marchio di fabbrica. I suoi interventi, con tanto di copyright, sembrano già dei classici, e quindi sorprendono meno. Poi ci sono quelli che sono andati via dalla voragine di bellezza e fango che impasta insieme questa città. Vecchia storia quella di abbandonare, dal “fujtevénne a Nàpule” urlato da Eduardo fino ai distacchi più dolorosi e meno ricordati come quello di Anna Maria Ortese che nel suo libro più bello e controverso il mare non bagna Napoli, ripubblicato da Adelphi, scriveva “E dopo? Dopo venne il tempo di partire. Partimmo (o morimmo?) a poco a poco tutti…il cortile era là, vuoto e muto. Tutti gli addii erano stai recitati”. La Ortese se ne andò in solitudine e in polemica proprio con gli intellettuali della città che non avevano gradito il ritratto di Napoli, al tempo stesso realista e visionario, che lei aveva dipinto nelle novelle di quel libro. Erano i primi anni 50 e da allora ancora oggi, a dieci anni dalla sua morte, il 9 marzo del 98, si fa fatica a squarciare il silenzio su quella che è considerata, più all’estero che da noi, una delle voci definitive della letteratura italiana del novecento. Forse per questo diventa ancora più prezioso un piccolo libro di Adelia Battista, Ortese segreta, uscito in questa stagione per minimum fax. Cento pagine che raccontano di un insperato carteggio tra la scrittrice e la giovane studiosa che si trasforma poi in amicizia delicata tra le due donne e che permette a noi di riconoscere il dolore dell’isolamento e del distacco vissuto dalla Ortese per quasi tutta la sua vita. “Con il mare non bagna Napoli volevo fare del bene alla mia città, perché mi sentivo parte di essa” racconta in uno degli incontri nel suo esilio ligure di Rapallo e in un biglietto indirizzato al professore della ragazza “chissà che un giorno non venga a Napoli, magari in compagnia di Adelia. Sarebbe un sogno.” A Napoli non riuscì più a tornare. Quante storie racconta il silenzio. (da DNews)