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mercoledì 22 luglio 2015

La Grecia e l'Europa al tempo dei bancomat



Il luglio della Grecia non è ancora finito ma lo ricorderemo per averlo dovuto raccontare così, attraverso i bancomat. Non è facile e non è giusto raccontare Atene e nessuna altra città puntando le telecamere contro gli sportelli che distribuiscono contante. Perché sono tutti uguali, perché inquadri un bancomat e potresti essere dovunque e da nessuna parte. Eppure è andata così, il mese in cui la Grecia sfida l'Europa e i suoi creditori, vota e dice no e poi è costretta a tornare sui suoi passi, l'abbiamo scandito attraverso le macchine automatiche che danno o non danno denaro. Le file per averne, un poco alla volta. La pazienza, la rabbia contenuta, qualche volta i pianti, di chi improvvisamente ha dovuto fare i conti con la realtà. Così la Grecia è diventata il racconto di chi passava ore, sotto gli occhi del mondo, ad aspettare per avere. E il mondo a dividersi tra chi dice, vedi come finiscono quelli che non pagano i debiti e gli altri, che incitavano a resistere e a protestare.
Il luglio in Grecia era cominciato, è vero, con l'azzardo di questo piccolo paese che si radunava in un referendum per dire no, non possiamo accettare sacrifici che ci stanno ammazzando. Un azzardo del suo giovane premier Alexis Tsipras, l'altro grande protagonista del racconto. Davide che sfida il gigante dei mercati, della finanza, della comunità internazionale e poi si ferma a un passo dal salto nel buio e ammette "ci abbiamo provato, di più non potevamo fare". Tutto avviene nel giro di pochi giorni, con le banche chiuse soprattutto per evitare la fuga di chi il denaro lo aveva lì dentro e voleva portarlo via e diventate invece il simbolo delle porte chiuse in faccia a chi voleva solo ritirare la sua pensione. Così perde la sua battaglia un altro protagonista del racconto di questa estate il ministro delle finanze Yanis Varufakis che l'azzardo avrebbe voluto portarlo fino in fondo. Voleva alzarsi dal tavolo e dire la Grecia non gioca più, non vogliamo più i vostri soldi, faremo da soli. Ma il salto era troppo lungo e il buio troppo pesto anche solo per poterci provare. E la sua testa viene offerta sul vassoio dell'accordo proprio dal suo capo di partito e di governo. Così a metà del mese e del racconto, dove stavolta la protesta e le molotov sono durate lo spazio di un tg, si trova l'intesa e le banche riaprono, la realtà sembra tornare quella ordinaria, faticosa e soprattutto, l'unica possibile.
Ma il finale non è ancora scritto e nessuno sa come andrà a finire.
Solo una cosa sappiamo, che non vorremmo più raccontare una città, un paese, fosse Atene, Berlino o Bruxelles, la Grecia o l'Europa, inquadrando le banche e i bancomat. C'è molto, molto altro da vivere.
(Tg2 20,30 del 21/7/15)

giovedì 3 novembre 2011

Atene, il bluff (riuscito) del referendum



E' durato quarantotto ore il referendum della Grecia, l'azzardo di Papandreou che ha fatto tremare i polsi ai mercati e sbigottito l'Europa messa di fronte al fantasma di una scelta non prevista che poteva travolgere tutto. "Deciderà il popolo greco se accettare o no l'accordo sui sacrifici in cambio degli aiuti per evitare la bancarotta" annuncia due giorni fa il premier greco senza nemmeno avvisare i suoi ministri, facile dire un colpo di teatro tragico visto il paese. Si presenta a Cannes convocato da Francia e Germania che chiedono bruscamente spiegazioni e intanto bloccano l'ultima rata degli aiuti. Torna ad Atene e si ritrova due suoi ministri che si dissociano dall'azzardo. Allora minaccia le dimissioni, poi le smentisce, va in parlamento e dichiara "se passa l'accordo il referendum non serve e l'accordo deve passare -dice all'opposizione- anche con i vostri voti perchè non abbiamo alternative".
Così il referendum greco in realta è stato un bluff, ultima mossa di un premier sempre piu solo, con una maggioranza che perde pezzi e un paese stanco, sfibrato dalla micidiale cura da cavallo che deve accettare tra rabbia e rassegnazione. Domani il parlamento vota l'accordo e la fiducia al suo governo. Può succedere che cada proprio lui, l'uomo dell'azzardo, e si apra la strada ad un governo di unità nazionale che alla fine però dovrà ratificare l'accordo, esattamente quello che voleva Papandreou con il bluff del suo referendum impossibile. (dal Tg2 20,30)

lunedì 26 gennaio 2009

Semplici telefonate

Obama oggi ha chiamato i leader di Russia, Francia e Germania. Chi se lo sente quello adesso. 

Riconciliazione

L'Europa lancia il piano per Gaza. Governo di unità nazionale tra i palestinesi. Chi glielo dice a Frattini che tra i palestinesi c'è anche Hamas? 

mercoledì 22 ottobre 2008

La giovane Europa

Ora per favore prendete una cartina dell’Europa. Guardate a destra e troverete Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Bulgaria. Guardate a sinistra, dall’alto in basso, ci sono Finlandia e Svezia, poi Danimarca, Germania, Gran Bretagna, Irlanda, Olanda, Francia, Austria, e ancora Spagna e Portogallo. Bene. Adesso prendete il piano europeo per la riduzione dei gas serra. Chi si oppone al piano? Tutti i paesi che stanno a destra, quelli “giovani”, quelli finalmente liberi dai ceppi del comunismo, quelli che assaporano la libertà del capitalismo selvaggio e gli frega poco che il pianeta schiatterà domani perché vogliono godersela oggi. Chi parla di posizione irresponsabile? Quel parruccone di Sarkozy e tutti gli altri tromboni della vecchia Europa, da quella bigotta della Merkel, a quei pericolosi burocrati statalisti che sono Brown e Zapatero. Dove stiamo noi? O meglio dove sta il nostro brillante governo? Ma con i “giovani” naturalmente, e guidiamo pure la squadra. Allegria e tutti di corsa in discoteca stasera, l’ultimo che arriva paga il conto. (pubblicato su DNews)

domenica 19 ottobre 2008

I misteriosi nove


Ho ascoltato con attenzione i telegiornali. Per tre volte hanno detto che l'Italia non è sola nella scelta di frenare il piano antismog dell'Europa. "Con noi ci sono altri nove paesi europei" ha detto Berlusconi, il resto è disinformazione. Ho aspettato che qualcuno dicesse quali erano questi nove paesi europei. Forse la Francia, la Germania, la Gran Bretagna, la Spagna? Niente, il mistero resta, almeno nelle edizioni di pranzo.