
Afghanistan. Variazioni impreviste all'esportazione della democrazia.


Afghanistan, meno di un mese alle elezioni. Karzai alla prova del fuoco, la coalizione guidata dalla Nato alla prova del fuoco. Un passaggio cruciale per capire la direzione che prenderà il futuro di questo paese. E noi ci siamo in mezzo davvero. Arrivano altri cinquecento soldati, alla fine saranno più di tremila. Quasi tutti dislocati nell'ovest della regione, anche quelli che oggi sono a Kabul li raggiungeranno. E lì i tremila italiani ormai sono in mezzo ad una guerra insidiosa, dove il prezzo di un attentatore suicida viene valutato poco più di mille dollari, ma soprattutto dove gli insorgenti, così li chiamano adesso, sono un miscuglio inestricabile di talebani, mercanti di droga e criminali comuni. "Se ci fossero talebani disposti a trattare" dice il ministro della Difesa La Russa volato a trovare le truppe, "nessuna preclusione ideologica a farlo ma per ora così non è". Resta almeno la consapevolezza comune, da Obama a La Russa, che se si vince in Afghanistan non sarà solo con le armi. Se si vince sarà perchè qualcuno offrirà ai contadini che adesso vivono coltivando oppio comprato dai talebani qualcosa di diverso con cui provare ad immaginare un altro futuro. Parole come ricostruzione e sviluppo peseranno sempre più. Nel frattempo prepariamoci ad un'altra estate rischiosa, perchè l'estate è la stagione perfetta per chi vuol fare la guerra. (pubblicato su DNews)
Tra le storie ascoltate a Farah (si, proprio il posto in Afghanistan dove gli americani hanno fatto strage di civili qualche giorno fa) c'è quella raccontata dal colonnello Gabriele Toscani De Col della Folgore (si, a Farah ci sono i paracadustisti italiani) a proposito della scuola per falegnami, eletricisti e carpentieri realizzata dagli americani in quella zona. Appena costruita per un po' è rimasta vuota (non c'erano tecnici insegnanti nè macchinari) poi i locali hanno pensato bene di trasformarla in una madrassa, una scuola di religione, islamica.
New York. Le casette di Jamaica Queens sembrano quelle delle bambole. Una di fianco all'altra, cottage di legno un piano e una soffitta, giardini minuscoli e verande dove al massimo ci sta una sedia, e quasi sempre un vecchio seduto sopra. Sono loro quelli che hanno acquistato casa venti o trenta anni fa, i giovani adesso non ce la fanno, vanno via a cercare quartieri piu convenienti. Quelli che ci hanno provato a comperarla, adesso fanno i conti con la crisi dei mutui che in zone come queste ha picchiato durissimo. In certe strade quasi una casa su quattro è pignorata. Cartelli con scritto su "vendesi" spuntano ad ogni angolo. L'incubo di non riuscire a pagare le rate, assieme a quello di non avere piu soldi per fare il pieno, colpisce al cuore le famiglie americane, come i fantasmi di due guerre che sembrano non volere finire. Con l’Afghanistan che adesso fa di nuovo più paura dell’Iraq. L’economia in crisi è quella che piano piano ti impedisce di usare l’automobile, perché la benzina è schizzata a oltre quattro dollari al gallone, ma soprattutto è quella che d’improvviso ti toglie la casa che speravi di avere conquistato. E vederle tutte in fila queste piccole case, con i peluche alle finestre, con la bandiera a stelle e strisce che sventola, ti fa capire che cosa voglia dire per una famiglia perderla, quando la banca te la riprende indietro, è il sogno piu' grande che fallisce. Le guerre invece sono quel rumore di fondo che punteggia da anni le stagioni, con qualche ragazzo che non torna dal fronte e se hai fortuna è sempre uno che non conoscevi.
Il numero dei soldati americani morti in Afghanistan supera a giugno quelli morti in Iraq. lo stesso è successo a maggio. Qualcosa vorrà pur dire. Ma si può anche soprassedere. Il fatto è che per una certa idea di italiani quello che arriva dall'america deve più o meno rassomigliare a quello che arriva da un grande, eccentrico luna park, questo vale sempre, a maggior ragione in estate, quindi niente notizie riflessive e nemmeno complicate. Tanto da un luna park qualcosa viene sempre fuori, basta rovistare un po' qui e un po' là.
Il ministro della Difesa La Russa annuncia meno "caveat" per i nostri soldati in Afghanistan proprio nel giorno giusto.
Prima o poi vi racconterò del terminal n.5 di Fiumicino, la risposta italiana alla supersicurezza dei voli a rischio. Per ora vi dico solo che dopo aver fatto tre controlli di bagaglio e documenti sotto la mira di poliziotti armati ben in vista tutti i passeggeri diretti in America vengono caricati su un autobus che li riporta indietro all'aeroporto quello normale e qui si rimescolano beatamente con tutti gli altri. Insomma davvero una soluzione italiana, un teatrino come sappiamo fare noi.
