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domenica 24 ottobre 2010

La monnezza, le mamme e i tric e trac


La cosa nel merito è terribilmente seria e solo uno poteva dire che in dieci giorni tutto si risolve. Ma qui ci occupiamo di dettagli. C'è qualcosa di ineluttabilmente napoletano nella fantasia con la quale a Terzigno sono riusciti a dividersi la stessa piazza. Il giorno, dedicato ai genitori che vogliono proteggere la salute dei loro bambini e la notte, con le battaglie degli ultrà incappucciati contro la polizia in assetto anti sommossa. La ciliegina poi, i fuochi d'artificio per fare guerriglia ad uso e consumo delle tv. Sia detto con tutta la simpatia e il tifo per le mamme che difendono i loro piccoli, nemmeno a Hollywood c'erano arrivati.

martedì 21 settembre 2010

Auguri ad Atene


Un brindisi all'Acropoli che resiste all'arrivo dei barbari camionisti. Hanno ricevuto le licenze quarant'anni fa dal colonnello Papadopoulos, durante la giunta militare e se le passano tra loro come fossero una casta. La loro protesta non é la stessa dei lavoratori che a primavera riempivano piazza Syntagma per dire che la crisi finanziaria la dovevano pagare quelli che l'avevano provocata. I loro cortei, sui TIR coi clacson assordanti, difendono solo un ingiusto privilegio e ricordano quelli dei camionisti cileni che boicottarono
il governo di Allende e aprirono la strada al golpe militare.

sabato 21 agosto 2010

Grazie a tutti. Soprattutto a Pasolini.


Premessa, facendo clic su ogni città dovrebbe "partire il relativo servizio". Dovrebbe.

Adesso che il nostro tratto della lunga strada di sabbia è finito non ci resta che ringraziare. A Sperlonga gli amici americani e inglesi di Maria Clara che da cinquant’anni si godono il paese sapendo di averne visti passare tanti, “anche Cohn-Bendit è stato qui un anno, a pensare” ci hanno detto, con l’ironia che solo l’età può dare. A Napoli Rosaria, alla quale chiediamo scusa per aver tagliato la frase in cui diceva che gli scugnizzi non ci sono più, perché il giorno dopo li abbiamo trovati, sia pure rovinati dalla tv. A Ischia la signora Teresa, per la sua risata quando ricorda i maiali che sbucarono sotto i piedi di Pasolini e ammette che erano quelli del suocero ma anche per gli spaghetti allo scoglio che più scoglio non si può. Partendo per Capri i due netturbini del Molo Beverello che si davano la voce uno sull’altro per leggere la frase di Pasolini sull’invasione dei turisti “sacrileghi”. Uno dei due non capiva il significato della parola e l’altro gli ha spiegato “sacrileghi, che fanno i sacrifici, si sacrificano per andare a Capri!” e noi non abbiamo avuto il coraggio di controbattere, perché in fondo è la spiegazione giusta. Poi la signora Giovannina che quando siamo entrati a casa sua era in desabillè e ci ha chiesto un secondo per rimettersi in ordine. Ad Amalfi il professor Luiz e sua moglie Tatiana che non ci hanno pensato due volte a leggere Pasolini e che ancora adesso cercano di vedere i servizi su internet ma ci scrivono che il sito della RAI è un gran casino e non gli possiamo dare torto. A Ravello Sara e Francesca che ci hanno fatto da intermediarie con Vincenzo il giardiniere ex attore pasoliniano che sembrava diffidente ma era solo timido. A Maratea Dora ex operaia dei lanifici ormai chiusi che pur avendo perso il lavoro non si è persa d'animo, Guglielmo e sua moglie Diana, che avevano tutto il diritto di diffidare di chi gli chiedeva notizie dei disastri fatti al sud dalla loro famiglia di industriali del nord e che invece ci hanno accolto con garbo e semplicità come fanno tutti i giorni con tutti, nel loro piccolo ritrovo sul mare. A Siracusa Milori e la sua amica, restauratrici giapponesi che parlano benissimo l’italiano (pensate a restauratori italiani che parlano benissimo il giapponese e poi ne riparliamo), Paola che lavora al Jolly e che ci ha indirizzato verso il fiume dei papiri e poi Corrado il barcaiolo che con i suoi fratelli combatte una battaglia contro l’abbandono e l’oblio di quelle meraviglie. A Porto Palo i pescatori e i ragazzi che ci hanno accolto come fossimo amici da sempre. E infine tutti quelli che abbiamo incontrato a Cutro, gli anziani del centro sociale, il sindaco, i vecchi militanti, la famiglia del partigiano Rosario che ci hanno permesso di raccontare il vero finale della storia del paese dei banditi.
E soprattutto Giorgio, il pastore rumeno che ha quattrocentocinquanta pecore da pascolare e non ha tempo per queste nostre scemenze.
Poi siamo tornati in fabbrica. Qui ringraziamo tutti quelli che hanno lavorato con noi, dal direttore Mario che ha avuto una grande idea allo specializzato Franco che ha guidato per non sappiamo quanti chilometri, dai montatori Marco, Marta e Lorenzo che hanno tradotto in due minuti quello che forse volevamo dire, a Claudio e Carlo, Maria Grazia e Franco che hanno condiviso prima e dopo di noi la lunga strada di sabbia, Tommaso, Cinzia e gli altri che ci hanno seguito negli ultimi metri, dalla saletta alla messa in onda.
Un piccolo grande regalo quello che ci avete fatto tutti e che speriamo di avervi in parte restituito.
Non ho usato il plurale a caso perché, nonostante non lo abbia consultato, so che posso firmare questo biglietto con Andrea, che ha letto Pasolini con me prima di cominciare a girare ogni sequenza. E poi, se vuole, smentisce.

domenica 20 giugno 2010

Vatican style


C'è qualcosa di francamente sgradevole nell'attacco dell'Osservatore Romano a Saramago post-mortem. Soprattutto nei giorni del cardinale Sepe e dintorni.

mercoledì 16 giugno 2010

La solitudine di Pomigliano

Per favore evitare di fare sproloqui storici sull'accordo per lo stabilimento Fiat. Ci manca solo questo agli operai di Pomigliano, la beffa di sentirsi protagonisti di una svolta epocale con la pistola puntata alla testa.

giovedì 27 maggio 2010

Una, nessuna, centomila


La storia delle undici, dieci, varie Province da abolire a caso con la manovra, ma forse no, il "piuttosto aboliamole tutte" ma un'altra volta. Come si fa a stargli dietro, a questi statisti?

lunedì 24 maggio 2010

La faccia da mettere


Lui proprio non ce la fa, gli si storce il naso, gli trema la bocca, gli si imperla la fronte. Così per annunciare i sacrifici ha dovuto metterci la faccia Gianni Letta.

venerdì 21 maggio 2010

I liquidatori

Ora va bene tutto, l'antipatia, l'avversione politica, il puro e semplice rosicare ma vedere schierate tante penne a discettare della liquidazione milionaria di Santoro è sintesi perfetta ed aggiornata del concetto di ipocrisia. Soprattutto quando il giorno prima e il giorno dopo si continuerà a invocare il mercato, il talento, la concorrenza o la morte per la vecchia tv di stato.

lunedì 17 maggio 2010

L'ultimo biglietto per DNews


Questo biglietto non sarà pubblicato su DNews, come da due anni a questa parte, perchè DNews come l'avevo conosciuta non credo ci sarà più. Lo scorso veek end, a mercati chiusi si direbbe oggi, a giornale chiuso in realtà, hanno licenziato in tronco Antonio e Gianni Cipriani i due direttori. Che poi erano quelli che lo avevano inventato, che ancora prima avevano rinnovato con Epolis la formula della free press in un paese complicato come l'Italia. Ragioni di mercato, ragioni politiche non so, quello che so è che con i fratelli Cipriani mi ero inteso subito, poche parole erano bastate per collaborare sia la prima che la seconda volta, nessuna parola era più servita in quasi quattro anni di totale libertà di espressione garantita a me -che sarebbe poca cosa- ma soprattutto a qualche decina di giovani redattori che hanno creduto in loro. A tutti loro, i due direttori e la redazione, va il mio abbraccio e la mia speranza. Io lo so, prima o poi, carta, web, megafoni o quello che sarà, ci rincontreremo, perchè la strada è quella e va fatta insieme. (non pubblicato su DNews)

mercoledì 5 maggio 2010

Le strade di Atene


Lo dico subito, la Grecia non è un paese perduto nè a ferro e fuoco. Forse sarò completamente smentito dalle notizie che sentirete oggi arrivare da Atene, uno sciopero generale che fermerà trasporti, scuole, fabbriche, così titoleranno i giornali e tg, l'incubo della violenza e degli scontri, la capitale paralizzata dalla paura. E su questa storia della violenza che voglio spendere due parole. Quella nelle strade di Atene ha un che di teatrale e sceneggiato. Copioni scritti per telecamere e fotografi. Ho visto un corteo di professori che davanti alla polizia schierata facevano largo a qualche decina di ragazzi nero vestiti che non vedevano l'ora di entrare in scena. Lanciano bottiglie, insultano, la polizia reagisce una volta si una no, ci scappa una molotov, un paio di lacrimogeni e voilà il gioco è fatto. Foto, titoli e video on line. Ora la domanda e', noi giornalisti, dobbiamo seguire questo copione rituale o provare a raccontare un paese stordito che non sa quello che l'aspetta? Va bene, dicono nelle redazioni centrali, raccontate quello che volete ma cominciate dalle botte, dal fumo, se poi c'è anche il fuoco allora stiamo a posto. E così uno sta in mezzo a un cerchio che nessuno prova a spezzare. Lo sanno bene i ragazzi nero vestiti che se un giorno si ritrovassero soli, senza nemmeno un fotografo al seguito, piangerebbero disperati come gli infelici bambini che sono. (pubblicato su DNews)

giovedì 22 aprile 2010

Il postino aggrega sempre due volte

Complimenti a il post un aggregatore ben vestito da giornale. Poi ci sono le suole delle scarpe da consumare, ma quella ormai è una vecchia storia. Da anziani.

mercoledì 21 aprile 2010

Di nuvole, vulcani e giardini

Avremo già abbondantemente discusso al bar sugli effetti della nuvola vulcanica che dalla lontana Islanda ha paralizzato il mondo contemporaneo. Chi avrà detto della fragilità del nostro sistema di trasporti, chi si sarà spinto a riflettere sulla precarietà del nostro modo di vivere perennemente in bilico tra la velocità e la paralisi, chi avrà semplicemente cercato di tornare a casa nella maniera più tranquilla possibile. A me per esempio è capitato di avviarmi da Cracovia in Polonia dove ero a raccontare i funerali del presidente Kacinzky. Ho usato finora automobile fino a Vienna, treno fin qui - e vi scrivo adesso dall’aeroporto di Klagenfurt in Austria – ora forse aereo in direzione dei cieli italiani. E però in questo lento ritorno a casa il pensiero più volte è tornato ad un piccolo giardino polacco che ho visitato e al suo proprietario, un biologo dell’accademia delle scienze di Cracovia ora in pensione che da anni ha deciso di dedicarsi al lento divenire delle piante e dei fiori. Il modo in cui raccontava il passare del tempo visto attraverso i rami del suo abete argentato, ogni anno c’è un giro di rami nuovi, oppure come ti lasciava immaginare davanti ad uno scarno reticolo di arbusti senza foglie l’ombra e i frutti che verranno, pere da cogliere in estate semplicemente allungando una mano dal tavolo all’aperto. Ecco avrei detto questo, nella discussione al bar sulla maledetta nuvola del vulcano. (pubblicato su DNews)

mercoledì 7 aprile 2010

Primo premio un motorino


Si accettano scommesse solo per pochi spiccioli perché il gioco sarà breve ma sicuramente avvincente come una caccia al tesoro. Da ieri sono iniziati i preparativi ma la data da segnare sul calendario è quella del 15 di aprile quando scatterà la corsa all’acquisto scontato. Si prevedono file di consumatori ai negozi di elettrodomestici e ciclomotori, più difficile scovare gli appassionati di motonautica. Ma quanti riusciranno ad aggiudicarsi il bonus sul motorino o sulla lavastoviglie, ce la farà poi qualcuno ad accedere allo sconto per rottamare addirittura una intera cucina, e come prevedere infine quanto sarà lunga la fila per acquistare motori fuori bordo per la barchetta di casa? Ora non possiamo noi elencarvi le istruzioni dettagliate per accedere agli incentivi annunciati per rilanciare economia e consumi, ci servirebbe una mezza pagina di giornale grande formato, quello che possiamo fare adesso è esercitarci in una divisione semplice ma insidiosa: hanno stanziato trecento milioni di euro per l’operazione, gli italiani sono più o meno sessanta milioni, se tutti volessero qualcosa, toccherebbero più o meno cinque euro a testa. Ma il governo ha deciso che solo i più veloci e più pazienti, quelli abituati a resistere alle file ma anche capaci di esibire il documento giusto al momento giusto, solo quelli vinceranno. Perché lo sconto te lo devi guadagnare. Come una caccia al tesoro. (pubblicato su DNews)

mercoledì 24 marzo 2010

Pane acqua e bambini

Fossimo un paese normale in una campagna elettorale normale che deve eleggere amministratori di città, province e regioni magari potremmo appassionarci a storie come quella che arriva da un paesino in provincia di Vicenza, Montecchio Maggiore. Succede in quel di Montecchio che ieri l’altro nell’asilo comunale all’ora di pranzo, con i bambini seduti forchette e coltelli in mano, si scodella pastasciutta, secondo e contorno per tutti meno che per nove piccoli i quali si vedono depositare sul piatto un pezzo di pane. “Disposizioni del Comune” dicono all’asilo “le famiglie dei ragazzi non pagano la retta della refezione ormai da mesi” e quindi ecco l’avvertimento, pane e acqua fino a nuovo ordine. Ora immaginate la scena, il tuo vicino di banco inforca i bucatini e tu, occhi lucidi e pane nel piatto. Per fortuna, a quanto dicono le cronache, è scattata più o meno spontanea la solidarietà e i bambini con l’aiuto delle maestre si sono ridivise le porzioni offrendo agli sfortunati un poco del loro e così per quel giorno è andata. Ma il problema, a parte l’inutilmente crudele tentativo di soluzione, resta tutto lì, cosa sono i servizi sociali in un paese civile, come la crisi morde famiglie e comuni, che alternative ha un buon amministratore. Ecco, fossimo un paese normale avremmo avuto faccia a faccia dei candidati anche sulla storia di Montecchio, invece di dare i numeri su Piazza San Giovanni. (pubblicato su DNews)

domenica 21 marzo 2010

Monteverde vecchio

Oggi davanti al Piccolo bar di piazza Ottavilla una signora anziana e con qualche problema di memoria di ritorno dalla messa chiede ad un signore che abitualmente presidia il locale "mi scusi ma il cappuccino l'ho già preso oppure no?" "No signora, glielo posso garantire, questa mattina è andata diretta in chiesa" "grazie" risponde la signora e contenta entra ad ordinarlo.

mercoledì 10 marzo 2010

Le loro elezioni e le nostre

Già l’altra volta, qualche anno fa, quando gli uomini e soprattutto le donne irachene si misero in fila sfidando razzi e bombe per andare a votare provammo un senso di orgoglio e di imbarazzo misto assieme. Il loro coraggio a sfidare la paura di morire per andare deporre la scheda nell’urna, quelle foto sorridenti in cui mostravano il dito bagnato d’inchiostro, prova inconfutabile del voto che li rendeva anche bersaglio della violenza, ci investiva in qualche modo di responsabilità. Avevano scelto di provare la nostra strada, quella della democrazia, pur avendo ancora soldati stranieri per le strade e una guerra portata in casa che, giusta o sbagliata, ha fatto morti a migliaia. Questa volta le scene si sono ripetute, le file, le dita inchiostrate, i volti sorridenti ma anche concentrati a leggere per bene nomi e cognomi dei candidati sulle liste nei seggi. Come se questa seconda prova di democrazia fosse più sacra della prima. Ecco allora che cresce in noi l’imbarazzo. Probabilmente non sapranno nulla di decreti salva liste, di panini fuori tempo massimo, dello scempio barbarico che qui si prova e si riprova a fare delle regole di quella stessa democrazia che le donne e gli uomini d’Iraq hanno scelto guardando anche a paesi come il nostro. Certo sarebbe difficile spiegare loro che cosa è il Tar del Lazio, meglio sperare che questi giorni italiani passino inosservati. Almeno a Bagdad. (pubblicato su DNews)

mercoledì 3 marzo 2010

Lettera a quelli delle Tribune


Cari colleghi adesso tocca anche a voi.
Ieri, nonostante tutto, sullo stesso palco, a dire la loro, c'erano Michele Santoro e Bruno vespa. Noi eravamo giù assieme a tanti o pochi altri a fare quello che potevamo per denunciare il rischio che corriamo tutti. Essere cancellati come fastidiosa ipotesi di una opinione pubblica che ancora prova a fare domande alla politica.
Se davvero toccherà a voi sostituire i programmi di informazione con le interviste ai partiti allora ricordatevi quello che sostituite. Potete rispondere, "no grazie". Potete aggiungere "se volete comunicate i vostri programmi senza contraddittorio fatelo da soli", oppure "se volete domande del tipo 'che progetti avete per l'Italia?' chiamate i vostri portavoce".
Scegliete voi la formula o inventate quella che volete, ma sappiate che è il vostro momento e che, se Vespa e Santoro sono riusciti a salire sullo stesso palco, contiamo un poco anche su di voi.

Angelo Figorilli

p.s. questo vale anche per i colleghi dei giornali che di buon grado si prestano a riempire le sedie delle tribune elettorali. Quanto a noi dei telegiornali, proviamo, in questo mese di passione, ad elencare i fatti. Per le domande vere prima o poi verrà il tempo e la speranza ci fa ancora compagnia.

lunedì 1 marzo 2010

Brividi


Le immagini dei carri armati per le strade del Cile. E' vero, andavano ad impedire i saccheggi, a riportare ordine e aiuti nelle città sconvolte dal terremoto. Ma facevano impressione lo stesso.

venerdì 26 febbraio 2010

Surrealismi


Nella sentenza del processo Mills che prescrive il reato di corruzione si condanna comunque l'avvocato inglese a pagare 250mila euro per aver recato danno all'immagine dello Stato. A chi? A Palazzo Chigi.

mercoledì 24 febbraio 2010

Managers


Non è mai facile scrivere di chi decide improvvisamente di farla finita. Non è facile perché c’è sempre l’ombra di quello che si annida nella testa, nel cuore delle persone e che non vediamo, non sentiamo, non possiamo sapere. Qualche volta però riusciamo a intravedere. Come nel caso di Paolo Trivellin, piccolo imprenditore di Noventa Vicentina, provincia di Padova, titolare di una ditta edile, la Tri-intonaci che si è tolto la vita e ha scritto quattro lettere. Due ai figli, una alla compagna e l’altra al socio perché da sei mesi non riusciva a pagare i suoi venti operai, perché tutto gli era crollato addosso, i debiti, la crisi, il fantasma del fallimento. Nella lettera al socio, Paolo si assume tutte le responsabilità degli errori, dei rischi, delle scelte sbagliate. Si scusa per questo, si scusa perché la sua ditta non era più in grado di andare avanti e lui non aveva saputo guidarla. Questa notizia arriva mentre altre rimbalzano, mandato di arresto per Silvio Scaglia, considerato uno dei manager più brillanti di questo paese, almeno nelle cronache dorate degli anni scorsi, che delle telecomunicazioni, delle fibre ottiche, delle bande larghe aveva fatto il suo regno indiscusso. Ora l’accusano di riciclaggio per milioni di euro e certo saprà difendersi. Resta la malinconia per le lettere di Paolo, un manager che faceva intonaci, che non riusciva più a pagare i suoi venti operai e che se ne andato chiedendo scusa. (pubblicato su DNews)