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lunedì 1 giugno 2009

A proposito del fondo toccato

Sarà banale e scontato ma è inutile nasconderselo. Il problema non è lui,  siamo noi (italiani). Prima o poi sarà evidente anche ai più testardi.  

mercoledì 27 maggio 2009

Quella scritta nella polvere


Quanto abbiamo scritto del terremoto? Mai abbastanza per tenere il filo del quotidiano slittare delle cose e ricordare che noi potevamo essere lì adesso, in quelle tende. Un mio amico aquilano scrive quello che gli è accaduto qualche sera fa andando a Pescara, la città dove oramai da più di un mese e mezzo migliaia di abruzzesi senza casa alloggiano in alberghi e campeggi sulla costa. Parcheggia la sua automobile nel centro della città, fa le sue cose e poi di sera quando torna a prenderla trova, sul lunotto sporco di polvere, la parola “SFOLLATO” scritta con le dita. Lui racconta questo dettaglio ai suoi amici di internet e si scatenano i commenti, quasi tutti lo rincuorano dicendo ovviamente che i miseri d’animo si trovano a tutte le latitudini, qualcuno però accenna altri dettagli di un clima che lentamente può mutare “eravamo in una pizzeria del centro della città, dice un commento, parlavamo del terremoto e ci guardavano con disprezzo”. Ecco quello che può succedere. Per questo è ora, quando la commozione si è consumata, che bisogna aprire gli occhi e non smettere di raccontare, fare in modo che la dignità composta di chi ha subito un torto dal destino e soprattutto da quelli che, per incuria o peggio, li hanno fatti abitare in case mal costruite, non si trasformi lentamente, come una dose di veleno quotidiana, in umiliazione beffarda. È ora che noi dobbiamo essere lì, come possiamo, in quelle tende. (pubblicato su DNews)

venerdì 22 maggio 2009

Universale si, ma un po' meno


I bombardamenti a Gaza, la repressione in Tibet, i prigionieri di Guantanamo. Forse davano un po' fastidio i giudici che in nome del principio della giurisdizione universale, introdotto in Spagna nel 1985, potevano avviare indagini su qualunque crimine contro l'umanità compiuto in qualunque parte del mondo. Così il parlamento di Madrid ha pensato bene di votare un documento bipartizan che chiede al governo di limitarne l'iniziativa solo ai casi in cui ci siano vittime spagnole o i presunti autori dei crimini si trovino in Spagna.

mercoledì 20 maggio 2009

Migranti e migratori


Chiedo aiuto ai lettori del nord, perché qualcosa mi sfugge. Ora io capisco le elezioni, intuisco la necessità di infiammare gli animi e puntare alla pancia dei votanti, alzare bandiere e urlare nei megafoni. Così mi sono rassegnato a sentirne di tutti i colori, per esempio, su una cosa così complicata come l’immigrazione. Si va dal moderato “padroni a casa nostra” alla fantasiosa guerra dichiarata all’Onu, dallo spiccio “buttiamoli a mare prima che arrivino” fino all’elegante “c’è un’apposita agenzia Onu a Tripoli per chiedere asilo”. Immaginateli quelli che arrivano di nascosto dal Sahara che vanno nell’apposita agenzia magari con lettera di presentazione di quell’affidabile democratico di Gheddafi ormai compagno di tenda praticamente di tutti i nostri ministri. Insomma la triste verità è che i migranti sono diventati preziosi spot elettorali per le europee e fin qui ci siamo. Quello che mi sfugge è la recidiva testarda volontà della Lega di insistere sulla legge per la caccia, quella che dà un fucile in mano ai sedicenni. Perché tutta questa foga, ho pensato, tanto per ora non votano. Poi ho guardato meglio il testo degli emendamenti e ho capito. Autorizzano a sparare su tutto quello che si muove nella boscaglia e in cielo, compresi gli uccelli migratori. Migratori? Ecco quello che mi sfuggiva, meglio preparare l’esercito da subito, la guerra sarà lunga e avremo bisogno di tutti, sedicenni compresi. (pubblicato su DNews)

martedì 19 maggio 2009

Il toro e il brandy

Avete presente quei gigantesti tori neri di cartone che si stagliano lungo le strade di Spagna? Erano i cartelloni pubblicitari di un famoso brandy iberico, l'Osborne. Venti anni fa una legge vietò ogni reclame sulle strade del paese, ma i tori vennero salvati perchè ormai simbolo più che di un prodotto della Spagna stessa. Sparirono le scritte però, e le gigantesche sagome, ridipinte di solo nero, divennero ancora più evocative. Ora succede che qualche giorno fa un giornale annuncia, la Osborne vuole rinunciare al toro come marchio "è un immagine che non rappresenta più la nostra azienda, non facciamo solo liquore ma anche succhi e acque minerali, dunque meglio cambiare". Sconcerto, sorpresa poi arriva la smentita ufficiale dell'azienda "nessuna rinuncia al toro, anzi tutto il contrario" lo vedrete presto presenteremo il nuovo marchio e capirete. Insomma forse è stata solo una trovata pubblicitaria al contrario, il tentativo di legare di nuovo il nome della ditta a quelle sagome fortunate che non hanno piu logo, oppure uno sbandamento modernista repentinamente rientrato. In Spagna una cosa è sicura, il toro non si tocca, almeno quello di cartone.

mercoledì 13 maggio 2009

La linea d'acqua

Prendete un righello e fatela voi una linea sull’azzurro del Mediterraneo, un poco sotto Lampedusa. Se avete la mano ferma sarà facile, avrete realizzato, almeno sull’atlante, l’ultimo modello in tema di frontiere. Ora provate a immaginare la stessa cosa in mare aperto, fatela voi una linea sull’acqua, perchè è importante, sei hai passato quella linea ti posso caricare su, dare da bere e da mangiare, se invece sei ancora al di là della linea d’acqua allora niente, ti riporto indietro, anche se vieni dall’inferno.Così oggi siamo a discutere dell’ultima variante dell’idea di confine, nel cieco tentativo di fermare un viaggio inarrestabile, quello degli uomini verso domani che sia anche solo un poco meglio di ieri. Abbiamo alzato muri, fili spinati, di più, abbiamo costruito barriere invisibili, di carta, come racconta bene Daniela De Robert nel suo ultimo libro “Frontiere nascoste”. Storie che impressionano messe una dopo l’altra, di fossati che respingono anche solo con le parole, quelle sul permesso di soggiorno che aspetti e non sai se arriverà, che magari è già scaduto “come le mozzarelle” quando dopo mesi di attesa te lo consegnano, ormai inutile. Storie che stanno dietro quella paura dell’altro sulla quale ormai combattiamo perenni campagne elettorali e dolorose guerre invincibili. Guerre che si fermano tutti insieme o si perdono da soli, disegnando confini sull’acqua. (pubblicato su DNews)

martedì 12 maggio 2009

Differenze

Ora, francamente, è troppo facile, però, vedere i due clandestini nigeriani che bloccano il pazzo che stava martellando i due pensionati alla stazione di Palermo mentre nessun italiano muoveva un dito; e poi vedere altri italiani che si gettavano urlando contro il medesimo martellatore ma solo quando era al sicuro dentro l'automobile della polizia; beh, è troppo facile parlare di differenze...

domenica 10 maggio 2009

Il cane e la coda


Protestano giustamente sul Corriere perchè il video di benefcenza per l'Abruzzo viene scaricato illegalmente. E per spiegare di che si tratta il Corriere allega il video.

giovedì 7 maggio 2009

La scuola di religione

Tra le storie ascoltate a Farah (si, proprio il posto in Afghanistan dove gli americani hanno fatto strage di civili qualche giorno fa) c'è quella raccontata dal colonnello Gabriele Toscani De Col della Folgore (si, a Farah ci sono i paracadustisti italiani) a proposito della scuola per falegnami, eletricisti e carpentieri realizzata dagli americani in quella zona. Appena costruita per un po' è rimasta vuota (non c'erano tecnici insegnanti nè macchinari) poi i locali hanno pensato bene di trasformarla in una madrassa, una scuola di religione, islamica.

mercoledì 6 maggio 2009

'fanculo a Gordon Lish

Ho avuto tempo di leggere i racconti di Carver nella versione originale, prima che Lish li tagliasse. Uno a uno ho confrontato le due versioni. Nel titolo il mio giudizio. Minimalista. 

Italiani ad Herat


Un ospedale per bambini costruito dagli italiani e una bambina uccisa con una sventagliata di mitragliatrice dagli italiani. Stesso giorno, stessa città. Herat, Afghanistan. Se uno voleva la prova provata della delicata situazione in cui si trova la nostra missione militare in quel paese l'ha avuta domenica scorsa. Atterra una delegazione dl parlamentari, una visita breve per capire quello che di faticoso e buono fanno i nostri soldati in quella regione. Il programma prevede la visita ad un ospedale pediatrico finanziato dall'Italia, li accoglie il generale che dice, purtroppo devo darvi prima una notizia, c'è stato un incidente, una nostra pattuglia ha intimato l'alt ad un'auto sospetta che non si è fermata, hanno sparato, è morta una bambina di 12 anni. Ferito il padre e altre due donne, la macchina sospetta stava andando a un matrimonio. Un errore, un tragico errore. Così succede che i parlamentari vanno all'ospedale a chiedere scusa, rammaricarsi dell'incidente con il sindaco della città che li stava aspettando per ringraziarli della collaborazione. Tutto sembrava un po' surreale. Invece è solo lo specchio di una storia lunga e complicata che ci troveremo davanti ancora per chissà quanto. L'Afghanistan che vogliamo aiutare corre il rischio di essere scambiato per nemico. Perchè il nemico c'è ben inteso, i talebani che soffiano sul fuoco e fanno attentati diventano ogni giorno più spavaldi e allora bisogna difendersi, proteggersi. Così succede che un'automobile che corre sotto la pioggia per andare a fare festa diventa un pericolo e una minaccia. Il resto lo fa la paura, uguale sotto tutte le latitudini. (pubblicato su DNews)

mercoledì 29 aprile 2009

Quell'abbraccio al Papa


Tremo al solo pensiero di come saranno i prossimi giorni dei telegiornali. Pieni di mascherine, maiali e provette. Perché ci sono casi in cui la televisione è formidabile a raccontare, altri nei quali invece le parole, spesso complicate e contraddittorie, si scontrano con immagini che inevitabilmente si ripetono, si confondono provocando un clima di imprecisione e, peggio, di suggestione collettiva che alla fine ingoia tutto, notizie e immaginazione. Se aggiungete poi il tam tam della rete, specialista quando vuole a moltiplicare paure e retropensieri, otterrete quello che ci aspetta da qui a chissà quando.Per questo cambio di scenario, infiliamoci nell’altro grande evento da raccontare, ma solo per ricordarne una, delle immagini del Papa in Abruzzo. È stata quella del sindaco dell’Aquila chiamato sul palco a ringraziare Benedetto XVI. Non sappiamo se sia stata l’emozione o invece spontaneo tratto caratteriale ma quando l’abbiamo visto avvicinarsi, abbracciare il Pontefice e baciarlo come un vecchio amico abbiamo sorriso. E ci sono tornate alla mente tutte le sfumature di inchini e baciamano che abbiamo visto passare nel corso degli anni. Uomini politici che, credenti o no, al massimo inventavano varianti e subordinate al cerimoniale su cui misurare vicinanze e distanze con la Santa Sede. Quell’abbraccio invece, cui il Papa ha risposto, era finalmente un saluto, da uomo a uomo. (pubblicato su DNews)

martedì 28 aprile 2009

Copioni


Ripensandoci non è tanto il fatto che non sapesse chi è Brodolini (ci son cose molto piu' importanti nella vita) quanto la fantasia di chi le ha scritto Brandolini sul copione. Un vero autore.

venerdì 24 aprile 2009

L'aquila, da ny


L'aquila, Una tragedia veramente pazzesco... cari vittimi le mamme, papa, bambini, studenti... siete nei pensieri sempre e pregherie ogni serata prima di addormentarmi... Si puo andare avanti da questo peccato. Magari speriamo, e possibile se restiamo tutti insieme. Abbracci forti forti forti da ny
Adriana, post n 267 alle foto del Boston globe

Sembra Carver

I due giovani genitori disperati che abbandonano i figli in pizzeria perchè non sanno come sfamarli, fuggono nei boschi, si cibano agli scarti dei supermercati, li ritrovano a bordo di un' Ape, sbandati e rassegnati. Sembra l'america di Carver, invece era Aosta.

giovedì 23 aprile 2009

Tafazzi

Oggi nei tg Franceschini parlava da Parigi, Berlusconi dall'Aquila. 

mercoledì 22 aprile 2009

La grande fuga

Per prima cosa prendete una cartina geografica. Cercate l’India e poi in basso a destra quell’isola grande che la fronteggia. Quella è l’isola di Sri Lanka. Lì sta succedendo in queste ore una cosa terribile che non riusciamo a raccontare. Decine di migliaia di uomini, donne e bambini scappano da una battaglia finale annunciata. Altre migliaia sono già morte prima di questa fuga. La guerra dura da decenni ed è quella che contrappone il governo aisecessionisti guerriglieri Tamil. Ma queste sono le ore più difficili. L’esercito ha dato l’ultimatum ai ribelli, le tigri tamil, che ormai sono intrappolate in una piccola fascia costiera dell’’isola, meno di 24 ore quando leggerete questa colonnina. E in quella stessa zona sono intrappolati anche migliaia di civili. L’Onu teme un bagno di sangue per loro, colpiti dal fuoco incrociato di esercito regolare e guerriglia. Ora il fatto è che di Sri lanka, l’isola splendente, noi riusciamo qualche volta a scrivere per dire che trattasi di paradiso turistico, semmai violato dalla natura cattiva come quella volta dello tsunami. Invece quando sono gli uomini che si combattono si fa più fatica, se non ci sono i nostri in missioni di pace. Per questo riprendete la carta geografica in mano, cercate col dito l’isola splendente e fermatevi anche solo un minuto a pensare, lì gente come noi sta scappando da una guerra, solo che non la vediamo, non la sentiamo. Almeno immaginiamola. (pubblicato su DNews)

lunedì 20 aprile 2009

Mi si nota di più se

I cartelli sulle sedie vuote e la camminata sicura di Ahmadinejad. Alla conferenza Onu sul razzismo di Ginevra trionfa la comunicazione non verbale. Infatti le parole del Papa e di Ban Ki Moon nessuno le ha ascoltate.  

giovedì 16 aprile 2009

Quando riaprono le scuole?

Oggi grandi titoli sulle scuole che riaprono all'Aquila. Scuole nelle tende con tanto di foto di banchi e orsacchiotti e Berlusconi che arriva e la Gelmini. Ma posso dirvi che già martedi scorso maestre di buona volontà in una della tendopoli della città avevano iniziato a fare lezione con bambini di scuole diverse, nella tenda mensa di Collemaggio (a onore di cronaca ne ho fatto un pezzo anche per il mio tg ma i titoli saranno quelli di oggi). Possibile che l'agenda la debbano dettare solo gli uffici stampa, i portavoce, i ministri in visita, per non parlare di lui? Si, è possibile, anzi è la norma.  

mercoledì 15 aprile 2009

La scelta


“Prendete l’essenziale” ripete ogni volta il vigile del fuoco a quelli che accompagna davanti alla casa devastata o pericolante. E così chi ha praticamente perso tutto in un colpo si ritrova improvvisamente ad avere una possibilità, un brandello della vecchia vita da portare nella nuova. In questi giorni dell’Aquila, tra le mille schegge di storie che ti passano accanto, quelle legate alla scelta dell’essenziale da recuperare spesso svelavano le persone più di ogni racconto. Così ho visto chiedere ai vigili di prendere una chitarra, un violino, una vecchia cartina geografica del nonno, i diplomi di laurea della moglie e del figlio ma anche un coniglio nero, due pappagalli e non so quanti cani e gatti. Ho visto studenti chiedere di recuperare il libretto degli esami e il computer ma anche un sassofono, ho visto entrare di corsa a prendere la foto del matrimonio e fuggire via fuori stringendola al petto. Certo avranno chiesto anche di prendere gioielli e soldi ma a me non è capitato. I vigili capiscono subito se chi viene a recuperare l’essenziale era lì quella notte oppure no. Quelli delle seconde case, quelli che non c’erano puntano diritto alla roba, gli altri hanno il terrore negli occhi e scelgono una cosa che li possa traghettare nella nuova vita che li aspetta. Fate una prova voi adesso: c’è un vigile che vi chiede “vado dentro a prendere l’essenziale”, a voi la scelta. (pubblicato su DNews)

domenica 12 aprile 2009

Ma L'Aquila c'è ancora?


Le domande che mi fanno più spesso gli aquilani che incontro nelle tende, nei giardini, in campagna, la sera attorno al fuoco, all'aperto comunque, sono più o meno tutte così. C'è ancora questo, è ancora in piedi quest'altro, e come sta adesso quel posto, li ci si può ancora andare, e quel baretto è venuto giù? Insomma da quella notte moltissimi non hanno visto più la loro città, non la vogliono vedere o non possono per tante, troppe ragioni. Proprio per questo quelle domande fanno ancora più male.

venerdì 10 aprile 2009

I cani dell'Aquila


Sono gli unici che adesso ci fanno compagnia. Meticci di taglia grande, pastori e lupi mescolati ad una mansuetudine francescana che il più del tempo stanno sdraiati su un fianco ad aspettare e quando d'improvviso cambiano idea ti camminano di lato o davanti come se non esistessi. Erano già noti in tempi normali, uno su tutti, se non ricordo male, si chiama Nerone; ora sono diventati viandanti solitari e amici solidali di noi, abitanti provvisori di questa città vuota.

giovedì 9 aprile 2009

Dettagli


Da un tg. Al primo funerale "non mi chiedere niente" dice una ragazza al microfono che la cerca, il microfono insiste e lei lo guarda in silenzio. Lo guarda in silenzio. Il microfono alla fine capisce.

mercoledì 8 aprile 2009

Terremoti e silenzi


All’ingresso dello stadio dell’Acqua santa dove si allena l’Aquila rugby c’è uno di quei chalet prefabbricati che si usano in montagna. Messo qui sembra surreale, ci vendono le bibite di solito. Stanotte sembrava un presepe. Una luce fioca, gialla illuminava l’interno, era strapieno di persone che sembravano pastori con le coperte addosso, accovacciati, seduti alla meglio, stretti gli uni agli altri. Guardavano tutti da una parte. Su uno scatolone una minuscola tv a batterie in bianco e nero parlava di loro. Silenziosi ascoltavano raccontare i precedenti terribili cataclismi che hanno sconvolto l’Italia, l’Abruzzo. Non so se i confronti li hanno confortati, certo qualcuno si sarà chiesto perché, passano i decenni, cambiano le tecnologie ma il terremoto, nella sua totale incolpevole inconsapevolezza, sembra ancora l’identico mostro che distribuisce dolore ora come allora. Eppure stavano tutti li, ad aspettare la loro tenda, senza fare un fiato senza sollevare una discussione. Non so se il silenzio fosse dovuto alla stanchezza, la paura, lo spaesamento definitivo che ti travolge ma certo sembrava che il minuscolo televisore discutesse da solo. A notte fonda lentamente hanno preso possesso delle tende numerate. Poi sono arrivati altri rumori, altre scosse, ci sarà tempo per provare a parlare, ora meglio provare a dormire. (pubblicato su DNews)

lunedì 6 aprile 2009

Terremoto

Naturalmente non è lui che uccide, sono le case e le cose che ci piovono addosso. Soprattutto quelle che non abbiamo saputo, voluto o potuto fare per bene. Comunque adesso è ora di andare. 

mercoledì 1 aprile 2009

Asso 22

Ricordiamoci tutti questo nome, Asso 22. Così si chiama il rimorchiatore che ha fatto il suo dovere nel mare nostro e loro. La notizia si era confusa in mezzo alle altre, tragiche, che si sono susseguite in questi giorni. Affondati due, forse tre barconi davanti alle coste della Libia, erano in 600 forse, 300 sono dispersi forse. Non c’è mai certezza in queste storie, i numeri sembrano annaspare anche loro tra le onde. C’era vento forse, impossibile, anche a pochi metri come erano dalla riva, tornare a nuoto. Cosi prepariamoci a trasformarli quei numeri in storie finite lì, nelle lagrime lontane dei parenti e nel silenzio del mare. Però Asso 22 ricordiamolo. Era attraccato vicino delle piattaforme petrolifere attorno alle quali lavora, al largo delle coste libiche, quando, la notte di sabato scorso, i monitor hanno avvistato un barcone in difficoltà. Senza incertezze ha smesso di fare quello che stava facendo ed è andato a recuperarlo. Erano in 350, ora sono tutti in salvo. Grazie ad Asso 22, iscritto nel registro dei rimorchiatori di Napoli, e a tutti quelli che ci lavorano sopra. (pubblicato su DNews)

martedì 31 marzo 2009

Ancora Chiesa

E adesso il rutilante esercizio del commento revival, dalla sfumatura arguta alla constatazione triste. Avanti, c'è posto per tutti noi. 

Fiat

Una cinquecento da sei miliardi di dollari.

venerdì 27 marzo 2009

Saviano in tv

Dopo, quello che succede dopo, immagino sia la parte più difficile. I saluti, uscire dallo studio, l'automobile, che si mangia, dove, con chi. E riempire l'agenda di questo, di quello, di quell'altro ancora. Più giorni riempi, meglio è. Forse.

mercoledì 25 marzo 2009

Tempi duri per i bonus

È abbastanza chiaro che nessuno sa se il nuovo, rischioso piano di depurazione delle banche americane dai titoli avvelenati funzionerà. Sappiamo solo che per il suo ideatore, il giovane ministro del Tesoro Geithner, pupillo del presidente Obama è una sorta di triplo salto mortale. Una scommessa finale giocata tra Wall street e la fiducia dei cosiddetti “taxpayers”, cioè quei milioni di cittadini che pagano le tasse e che non vogliono buttare al vento i loro soldi o peggio vederli finire nelle tasche dei super manager responsabili del disastro degli ultimi mesi. Già perché così era andata con AIG, la più grande impresa assicurativa americana, che aveva incassato miliardi di soldi pubblici per evitare il crac e in buona parte li aveva trasformati, come se niente fosse, in bonus per i propri dirigenti. Ora il fatto che il Procuratore generale di New York, aprendo un inchiesta, sia riuscito a convincerli quasi tutti a restituire se non il mal tolto, di certo il mai guadagnato, è una buona notizia. Dà la misura però di quanto sia grave la malattia. Altro che influenza da curare con aspirine. (pubblicato su DNews)

lunedì 23 marzo 2009

Faccia da pugile, pasticcere.

L'ho sentito alla fine di uno dei servizi nei tg. Alla fine, in coda, l'avvocato di Karol Racz quasi di corsa ha detto "adesso spero che qualcuno lo aiuti, lui fa il pasticcere". Cioè per settimane noi l'abbiamo chiamato mostro, stupratore, anzi doppio strupratore, lo abbiamo visto in fotografia, al rallenty, nei titoli e nelle locandine, lo abbiamo poi riconosciuto come "faccia da puglie" e lo abbiamo riproposto anche quando parlavano di altri, di altri che forse chissà, erano stati loro. E nessuno ha mai voluto sapere di piu, nessuno ha cercato di capire chi fosse in realtà, se avesse avuto un lavoro, se lo stesse cercando. Ora il dettaglio del pasticcere, detto cosi di sfuggita da un avvocato, raddoppia la nostra vergogna. Riuscisse a a farlo davvero, in questo paese, vorrei andare a comperare delle paste da lui. 

Figli di

L'intervento di Debora Serracchiani all'assemblea dei giovani del Pd. Dice tante cose sensate e una soprattutto, alla fine si voti e si decida , anche solo a maggioranza. Buona fortuna.

giovedì 19 marzo 2009

Il gobbo, subito!

Viste le cose importanti dette dopo sulle multinazionali e l'Africa, appare ancora piu urgente limitare i discorsi, diciamo cosi, a braccio. Per il bene di tutti, Santità.

mercoledì 18 marzo 2009

Alberi e numeri

Non so se a Milano la politica si fa ancora a colpi di manifesti ma a Roma spesso succede. Appaiono improvvisi, a centinaia, due o tre parole scritte a caratteri cubitali, a volte lanciano anatemi, spesso ringraziano questo per dire male di quello, si rispondono a distanza convinti che tutti abbiano a mente la tal polemica che li dilania, insomma ti urlano in faccia cose mentre guidi con tutte le conseguenze del caso. Gli ultimi manifesti romani, però, vanno segnalati per la loro precisione. Perché parlano coi numeri. Si comincia con un generale “5500 alberi potati tra gennaio e febbraio”. Più in là, al semaforo si approfondisce “155 robinie in questo quartiere”, ancora cento metri di lungotevere e scopri “180 lecci qui, 250 platani lì” insomma la campagna firmata da tale comitato “Roma che rinasce” appartiene a quelle del genere fatti, o meglio numeri, non parole. Peccato però che spesso in quegli stessi numeri ci siano vere e proprie potature indiscriminate di intere vie della città. Alberi ridotti a monconi, contate anche quelli, che da anni aspettano di essere sostituiti. (pubblicato su DNews)

martedì 17 marzo 2009

Non mi sento solo

Ha detto il Papa ai giornalisti che, tutti attorno a lui nell'aereo che lo portava in Africa, lo circondavano. 

Tutti a casa

Trentasei dipendenti del comune di Portici assenteisti sono stati scoperti grazie a una telecamera. Adesso sono agli arresti. Domiciliari.

domenica 15 marzo 2009

Bravi e belli

Ora che per Mauro, Laura e Raphael tutto è finito bene si può dire. Ma quelli di Msf li scelgono con un casting come ER? 

giovedì 12 marzo 2009

Pere e mele

Ora si può essere d'accordo o no con la proposta di tassare i ricchi e dare ai poveri per far fronte all'emergenza della crisi ma è scorretto o peggio, in malafede, chi cita adesso gli evasori che sarebbero ancora una volta graziati, anzi si farebbero beffe e pernacchie di tale iniziativa. Perchè la proposta di solidarietà di Franceschini riguarda la "comunità" di coloro che pagano le tasse. Gli evasori sono fuori dalla "comunità", anzi sono ladri che rubano alla comunità i servizi comuni. Per loro ben altre ricette dovrebbero essere applicate, tipo niente polizia a proteggerli, nè strade su cui camminare, nè fogne, nè scuole, nè ospedali. Loro si, dovrebbero essere rispediti nella giungla. Dunque per favore, non mescoliamo le pere con le mele (marce).

mercoledì 11 marzo 2009

Che fortuna

Stragi in Alabama e Germania. Il giorno giusto per annunciare la proposta di sparare a 16 anni.

Paperino presidente

Diciamo la verità, il terreno è minato, meglio muoversi con gli amuleti di circostanza. Però qualcosa bisogna pur dire su questa titanica partita dell’ottimismo che il nostro capo del governo sta giocando contro tutto e contro tutti perché, saranno le coincidenze, saranno i cattivi consiglieri, certo è che il tempismo del premier rassomiglia almeno a quello di Paperino, il meno fortunato diciamo, degli eroi di Disney. Insomma non finisce di parlare a Vimercate per rassicurare “non ci sarà miseria, la crisi è grave ma non acuta” che arriva la previsione più nera mai fatta da un organismo internazionale. Il Fondo Monetario dice “Per la prima volta nel 2009 tutto il mondo si fermerà, anzi andrà indietro”. Ora si sa che spesso gli annunci di questi signori economisti, rinchiusi dentro le loro stanze a Washington, vengono accolti, dai governanti in carica, col fastidio col quale Pinocchio rispondeva al Grillo parlante. Però, qualche volta, arrendersi all’evidenza potrebbe rivelarsi saggio, coraggioso, forse anche simpatico ma soprattutto utile a scacciare stupidi cattivi pensieri. (pubblicato su DNews)

lunedì 9 marzo 2009

Che fare

Umberto Bossi:"Il piano casa va rivisto, non è che alla fine costruiamo le case per gli immigrati". Le avevamo pensate tutte per dire male del piano del governo ma adesso quasi quasi cambiamo idea.

domenica 8 marzo 2009

Una stanza in più

Uno perde il lavoro e quello gli dice allarga la casa. Se fosse solo così sarebbe una barzelletta, tipo dove vai, porto i pesci. In realtà è molto molto peggio.  

venerdì 6 marzo 2009

Segnalibro

Lo so lo faccio per caso, perchè erano perfette per il parco, quelle trenta pagine minuscole allegate al "venerdi" di oggi,  un libro nuovo di uno che non avevo mai sentito. Per questo la segnalazione per me vale doppio. Allora parlo di "Mia sorella è una foca monaca" di Christian Frascella. Per me che Fante e Carver sono i preferiti vi dico che lui li ha letti sicuro. Di più. Ho trovato il suo blog molto molto bello, aggressivo e ironico ma con le spalle grandi, e  si vedono gli scaffali dei libri dietro. Questo vi volevo dire.   

Tempismo

Il giorno in cui gli americani aprono all'Iran, gli italiani rinviano a data da destinarsi una visita ufficiale a Teheran. Una volta che avevamo fatto la mossa giusta, l'abbiamo cancellata.

mercoledì 4 marzo 2009

Si può fare

Oggi Repubblica ha dedicato interamente la seconda e la terza pagina (come per un tg i primi cinque minuti dopo i titoli) alle storie (piu di 800 raccolte via mail) di chi ha perso il lavoro. Quindi coraggio direttori, si può fare.

Elementare, Watson!

L’ultima in ordine di tempo è quella del Dna dei due rumeni arrestati per la violenza al parco della Caffarella che non corrisponde a quello degli stupratori. Imbarazzo, polemiche, tutto da rifare. Ora lasciamo perdere gli strombazzi che ci furono sulla brillante operazione della polizia che aveva assicurato alla giustizia in un batter d’occhio i responsabili di quell’orrore, il problema è davvero un altro. Fate mente locale su tutte le storiacce che hanno occupato tv e giornali fino a dove ricordate. Provate a metterle in fila e dite, in sincerità, da Cogne a Rignano Flaminio, da Garlasco a Perugia se ce n’è una dove i nostri brillanti investigatori siano arrivati a dare scacco matto al crimine in un batter d’occhio. Di più provate a ricordare se invece, tra Ris e commissari, scientifica e pm, non abbiano il più delle volte ingarbugliato la matassa al punto tale che spesso i processi, già lunghi di loro, si siano trasformati in infiniti romanzi criminali. Ora la domanda sorge spontanea: ci fosse un accordo con Porta a Porta? Si scherza, dottor Vespa, si scherza. (pubblicato su DNews)

martedì 3 marzo 2009

Come una mano


"Le fiamme erano come una mano gigantesca che poi è venuta avanti e ha preso tutti quanti loro". A memoria, cosi come l'ho sentita adesso al tg, la testimonianza di Antonio Boccuzzi l'unico operaio della squadra sopravvissuto la notte tra il 6 e il 7 dicembre 2007 all'incendio della ThyssenKrupp di Torino.   

E se

il dna dei due romeni arrestati per lo stupro del parco della Caffarella non corrisponde. 

domenica 1 marzo 2009

Pagelle

Nel libricino che Leonardo Sciascia scrisse sull'adolescenza di Giuseppe Antonio Borgese "Per un ritratto dello scrittore da giovane" a un certo punto si parla della scuola e dei voti ricevuti dal ragazzo: "10 in italiano, 9 in latino, 7 in componimento... 9 e 1/2 in contegno, 10 in cortesia". Si, Palermo, Italia, primi anni del secolo scorso, si prendevano i voti in contegno e cortesia.